|
Torna all'elenco
dei testi on-line
Il
masochismo erogeno: il godimento dell'autodistruzione
"rientra
assolutamente nella norma che ciò che in una teoria costituisce
la pietra di scandalo risulti poi la pietra angolare della teoria
che ad essa subentra" (S.Freud)
Ciò che
maggiormente distingue ed allontana la medicina ufficiale dalla
psicoanalisi è da rintracciarsi nella concezione originaria,
primaria, che quest'ultima attribuisce al masochismo. La scissione
insanabile tra medicina e psicoanalisi si manifesta quindi a partire
dall'articolo in cui Freud sancisce e riconosce l'esistenza di una
forma costituzionale di masochismo, in linea con la nuova concezione
della pulsione di morte, così come già era anticipato
in "Al di là del principio di piacere" .
Tale articolo pubblicato nel 1924, dal titolo "Il problema
economico del masochismo" assume quindi un ruolo particolarmente
delicato nel palinsesto freudiano, tanto che non è errato
affermare che sui suoi contenuti Freud chiede un atto di fede verso
le nuove idee della psicoanalisi, una specie di "voto di fiducia",
in gergo politico, verso le nuove concezioni. Con questo articolo
Freud conclude la revisione concettuale iniziata nel '20; se con
"L'Io l'Es" aveva già riformulato il punto di vista
topico e dinamico, rimanevano però ancora enigmatici alcuni
eventi psichici, in particolar modo i rapporti tra Io e Super-Io
e la comprensione in termini economici delle nuove dinamiche proposte.
Questo articolo va proprio a colmare le lacune che ancora erano
rimaste insolute in queste direzioni. Il titolo infatti sottolinea
una problematicità ancora aperta circa l'economia psichica,
un enigma, tanto allora quanto oggi, interno all'economia psichica
proposta da Freud in quegli anni. È qui che diventa necessario
osservare come tutta la medicina ufficiale, e quindi la psichiatria,
non riconoscano il masochismo originario che Freud postula in questo
articolo, come un dato di fatto. La medicina ufficiale infatti,
reputa una follia il fatto che l'essere umano possa provare un godimento
nel dolore, attraverso il dolore; laddove ad esempio con un sintomo,
si prova dolore. Al contrario la psicoanalisi, proprio a partire
da questo articolo, prende una strada che ha fatto molto discutere,
ha fatto molto criticare Freud, e non ha trovato largo consenso
nemmeno nelle scuole che a lui si rifanno; la psicoanalisi dicevo,
propone un'economia di morte, un'economia che tende ineluttabilmente
verso un godimento mortifero che vincola il soggetto, che lo spinge
coattivamente alla ripetizione.
La revisione che Freud opera sulle figure cliniche di masochismo
e sadismo, correggendo quanto aveva precedentemente scritto in "Pulsioni
e loro destini" nel 1915, si fonda sull'idea che il sadismo
sia un modo di estroflettere all'esterno la pulsione di morte che
abita il soggetto (trasformandola in "pulsione di distruzione"
), ma che tale estroflessione non possa mai essere completa. Scrive
Freud:"Un'altra parte invece non viene estroflessa, permane
nell'organismo, e con l'aiuto dell'eccitamento sessuale concomitante,
viene libidicamente legata. In questa parte dobbiamo riconoscere
il masochismo originario, erogeno."
È questa la grande novità teorica contenuta nell'articolo
del '24, cioè che il masochismo erogeno, originario è
quella parte della pulsione di morte che non può essere estroflessa,
che resiste al tentativo di estroflessione perseguito dall'intervento
della libido. Una quota di pulsione di morte rimane interna al soggetto,
c'è un resto in questa estroflessione. Una parte della spinta
distruttiva non viene estroflessa, ma rimane ed agisce all'interno,
nel corpo del soggetto, spingendolo coattivamente a godere del sintomo,
a trarre un piacere nello stesso luogo dove sperimenta la sensazione
di dolore.
Vediamo anche in questo caso come l'ago della bussola che orienta
Freud sia sempre la clinica, la necessità di formulare teorie
capaci di reggere il confronto con l'evidenza empirica dei sintomi
e delle parole dei pazienti. Quando si rende conto che "se
il principio di piacere domina i processi psichici in maniera tale
che il loro primo scopo è quello di evitare il dispiacere
e ottenere piacere, il masochismo è incomprensibile"
, è il primo a non esitare un attimo nel cercarne il limite,
il punto di caduta, così come è il primo ad attaccare
sé stesso e la sua precedente incapacità di concepire
le idee che poi elegge a "pietra angolare" della sua teoria.
Lasciandomi alle spalle le divergenze tra la visione medica e quella
psicoanalitica, desidero considerare l'ottica freudiana al di là
della sua veridicità o dimostrabilità scientifica,
bensì intesa nel suo valore storico, nella sua posizione
critica, e quindi prevedibilmente inaccettabile, verso l'approccio
unicamente medico. In altri termini, la possibilità si leggere
Freud ad un secolo di distanza, ci dà la possibilità
di giudicarne non solo il valore interno, ma l'effetto esterno che
le sue idee hanno avuto, al di là del loro statuto epistemologico.
Non sarei il primo se ricordassi qui l'impossibilità di spiegare
determinate manifestazioni sintomatiche quali la tossicodipendenza
o l'anoressia restrittiva usando unicamente le ipotesi eziologiche
proprie della medicina ufficiale; rimane comunque in sospeso l'evidente
spinta autodistruttiva di determinate condotte, manifestando chiaramente
il venire meno della tendenza autoconservativa, ed ancor più
il vincolo stretto tra tali condotte e la morte. L'idea freudiana
della pulsione di morte, tanto criticata quanto obbiettivamente
non dimostrabile scientificamente, è quindi in questa direzione
la sola che si offre in contrasto con il "perbenismo teleologico"
della medicina, che esclude a priori l'economia psichica teorizzata
da Freud. Al di là quindi della diatriba concettuale, resta
il valore esterno della posizione freudiana, cioè la sua
scelta di schierarsi "altrove", in opposizione all'insufficienza
pratica dell'approccio medico verso la sintomatologia. Anche il
Freud del 1920, così come quello di fine '800 già
ricordato nel primo capitolo, dimostra in conclusione di adattare
instancabilmente il suo metodo e la conseguente teoria di riferimento
al confine ultimo della constatazione clinica sui pazienti, a costo
di spingersi sul terreno instabile, più nell'essenza che
nel contenuto, della pulsione di morte, ponendosi come pietra di
scandalo, ma al tempo stesso di paragone, di confronto, per la medicina.
Tornando in conclusione alla teorizzazione di Freud sul masochismo
erogeno, vediamo come questo punto di annodamento tra la porzione
non estroflessa di pulsione di morte e la libido, si mostri a noi
nella veste più inquietante; come conclude Freud: "perfino
l'autodistruzione della persona non può compiersi senza soddisfacimento
libidico" .
La pietra d'angolo della psicoanalisi finisce così per mostrarsi
come un monumento eretto in onore del postulato della pulsione di
morte.
Torna all'elenco
dei testi on-line
|