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La libido: un'economia psichica "edonistica" ed "estetica"

"Come si distinguono concettualmente narcisismo ed egoismo? Ebbene, io credo che il narcisismo sia il complemento libidico dell'egoismo. Quando si parla di egoismo, si ha di mira solo il vantaggio dell'individuo; quando si dice narcisismo, si prende in considerazione anche il suo soddisfacimento libidico." (S.Feud)

Se la psicoanalisi fosse una rappresentazione teatrale, la libido vestirebbe senz'altro i panni (innumerevoli) di Fregoli, il camaleontico trasformista del cabaret italiano, visto che Freud designò le molte successive trasformazioni dell'energia psichica ascrivibili alla sessualità, mantenendosi fedele a quest'unico termine, anche quando il suo perimetro mutava radicalmente da un decennio all'altro, indicando di volta in volta: la componente sessuale in conflitto con l'Io (fino al '14); la componente sessuale propria dell'Io (tra il '14 ed il '20); e l'espressione della pulsione di Vita (dopo il '20).
E così spostandosi cronologicamente di pochi anni, lo stesso termine finisce per designare sia l'espressione della pulsione sessuale che punta alla scarica dell'energia (energia libera), sia l'espressione della pulsione di Vita, che punta al contrario a legare l'energia, comportando un aumento di tensione, opposto alla scarica. Lo statuto della libido è quindi da specificare e contestualizzare ogni volta che la si chiama in causa, per evitare facili fraintendimenti.
Per la mia esposizione, come indicano i titolo del presente e del successivo capitolo, mi dovrò soffermare sulle mutazioni che la teoria pulsionale incontra tra il 1914 ed il '20, anni i cui Freud sposta il confine del desiderio ultimo degli uomini: dal ritorno alla perfezione del narcisismo infantile, al ritorno allo stato inorganico, perseguito dalla pulsione di Morte.
Se nel '14 la libido persegue un soddisfacimento narcisistico, tanto sul versante oggettuale (cercando un supporto narcisistico nell'essere amati), che sul versante dell'Io (come ripiegamento della libido oggettuale frustrata), evidenziando il suo funzionamento edonistico ed estetico (edonistico perché orientato dal principio di piacere, estetico perché attratto dalla perfezione supposta dell'ideale), nel '20 l'introduzione della pulsione di morte sgretola la meccanicità elementare della precedente teoria, svelando la natura anti-edonistica dell'essere umano, svelandone la passione per quel godimento mortifero che non era più riconducibile alla logica (ancora autoconservativa) del principio di piacere.
Così, se fino al '20 il principio di piacere può giustificare l'egoismo dei fenomeni psichici, secondo Gombrich, seguendo un modello genetico per i piaceri estetici derivato dal primo appagamento orale: "è una mia convinzione […], che l'importanza dell'appagamento orale quale modello genetico per i piaceri estetici, è un argomento che meriterebbe lo si indagasse più attentamente. Infatti sin dalla nascita, concentriamo le nostre facoltà critiche sul cibo prima di ogni altra cosa. Anche la parola "gusto" con la quale descriviamo le reazioni estetiche di una persona, suggerisce questo paradigma." l'introduzione della pulsione di morte pur non costringendo il principio di piacere ad abdicare al suo trono, ne svela però l'impossibilità di governare la totalità dei fenomeni psichici.
Seguendo le mutazioni dello statuto della libido nell'evoluzione della teoria psicoanalitica, osserviamo inoltre come muti la sua posizione rispetto all'ideale di cui mi sto occupando. Mi spiego meglio: la prima teoria pulsionale pone in conflitto le pulsioni sessuali (quindi la libido) con l'Io (istanza rimuovente in nome dell'ideale); libido ed ideale risultano evidentemente incompatibili, politicamente avversi.
Nel '14 l'ascrizione della libido anche all'Io, ed il successivo tendere verso un apparente monismo pulsionale, ci fa smarrire (oltre che la natura del conflitto), l'esatta collocazione topica dell'ideale, che assume le sembianze dell'edonistica ricerca del narcisismo infantile su entrambi i versanti della libido, oggettuale e dell'Io. Ma nel '20 l'introduzione delle nuove pulsioni di Vita e Morte costringe a formulare una nuova teoria sul ruolo dell'ideale e della rimozione.
Che cosa viene rimosso?
Questa riformulazione è esposta da Freud in "Inibizione, Sintomo, Angoscia" (che per comodità chiamerò, come è consuetudine, "I.S.A."), in cui inverte la cronologia d'innesco tra i fenomeni di angoscia e rimozione. Non è più il ritorno del rimosso che provoca l'angoscia (come credeva precedentemente), ma al contrario è proprio la sensazione di angoscia a provocare la rimozione. C'è dunque un'originaria situazione angosciante che incide nel soggetto la barra della rimozione. Il percorso a ritroso che Freud compie nella genealogia degli affetti non è una vera novità; già anni prima aveva scritto che "l'odio è più antico dell'amore"; in "I.S.A." ha solo adattato la teoria della rimozione a queste concezioni. E l'ideale ? che funzione mantiene nella così detta seconda topica ? J.A. Miller ha detto che "l'angoscia è un affetto che non inganna" , al contrario di tutti gli altri affetti, che come diceva Lacan "mentono" (senti….mento !). Per Freud la verità che ritorna dal rimosso è quella dell'angoscia come sensazione costituente, fondativa; lo aveva già anticipato ne "Il perturbante", osservando che: "sarà avvertito come elemento perturbante tutto ciò che può ricordare questa profonda coazione a ripetere." E sappiamo come per Freud si ripeta sempre il "Fort!" angosciante della perdita, della castrazione originaria.
Si può dunque dire che l'ideale si pone come ciò che protegge, difende, sbarra la strada all'angoscia, al perturbante ? Si può dire che nel secondo Freud si candida al ruolo di ideale tutto ciò che distoglie lo sguardo dall'orrore della pulsione di morte ?Bisogna rispondere di si o di no ? Di slancio direi di "si", perché la pulsione di morte veicola il desiderio ultimo, morboso, dell'autodistruzione; può vestire i panni di una scomoda verità svelata, ma non quelli socialmente condivisi dell'ideale. Ma lo scenario su cui mi sto muovendo non è più quello del conflitto tra Soggetto e civiltà, tra Io rimuovente e rimosso, tra pulsioni di autoconservazione e sessuali; il nuovo conflitto tra pulsioni vi Vita e Morte non sostituisce il precedente mutando soltanto il nome dei contendenti, ma si somma al precedente conflitto, si presenta come conflitto ulteriore, che merita un trattamento a parte. Qui il contendere non è contro qualcuno, o meglio contro l'interiorizzazione delle regole superegoiche altrui; il conflitto collassa su sé stesso, il soggetto è contro sé stesso, di più…contro il fatto stesso di esistere, di essere vivente !!!
Bisogna riflettere se il termine conflitto sia ancora appropriato.
Tornando all'ideale, ciò che ora sorprende è che in questo nuovo conflitto, se, come appare, l'ideale (quello collettivo, condiviso) si pone in opposizione alla pulsione di morte, allora su questo nuovo piano, ideale e libido sembrano essere alleati, schierati entrambi sul versante della pulsione di Vita. Ma è una vana illusione, smascherata presto da Freud che in "L'enigma economico del masochismo" (su cui poi tornerò nel prossimo capitolo) osserva, rivedendo le sue precedenti teorie sul masochismo e sadismo, come anche la nuova libido (della pulsione di Vita) non sia esente, ma anzi sia intrisa delle tendenze della pulsione di morte.
Sembra delinearsi all'orizzonte la necessità di distinguere due differenti forme dell'ideale: quello di ciò che difende, nascondendolo, l'orrore dell'obiettivo della pulsione di morte, e quello dell'obiettivo stesso. Il primo pietra angolare di religioni e civiltà, il secondo meta continua ed insostituibile del desiderio (mortifero e razionalmente insopportabile, inconcepibile) che anima l'uomo nella seconda topica. Due sono le conclusioni, su cui tornerò più dettagliatamente in seguito: la libido perde nel '20 lo statuto soltanto edonistico, di pari passo al vacillare della sovranità psichica del principio di piacere; e l'ideale, di cui illustrerò poi le nuove vesti (paterne), rimane l'unico avamposto a freno dello strapotere (del fattore quantitativo) della pulsione di morte.

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