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L'identità teleologica delle pulsioni di vita e morte

"…le autentiche pulsioni di vita, operano contro l'intento delle altre pulsioni che, per la loro funzione, portano alla morte […] È come se la vita dell'organismo seguisse un ritmo irresoluto: un gruppo di pulsioni si precipita in avanti per raggiungere il fine ultimo della vita il più presto possibile, l'altro gruppo, giunto a un certo stadio di questo percorso, ritorna indietro per rifarlo nuovamente a partire da un determinato punto e prolungare così la durata del cammino"

"A di là del principio di piacere", il testo da cui è tratta questa citazione è per Freud molto di più che non un ennesimo saggio di psicoanalisi: è una ricerca sulle leggi dell'universo e della biologia, ed ancor più sul significato della morte. Al di là quindi della sua riconducibilità alla pratica clinica, al setting, vi è l'intento di una comprensione ultima del significato della vita. Se è vero che Freud rimane fedele ad una dottrina dualistica delle pulsioni, ed anzi la rafforza dopo gli anni del primato della libido, questa nuova dualità si offrirà alla sua osservazione come contemporaneamente in conflitto, ed in una comunità d'intenti che sorprende. Più precisamente, da un lato emerge la posizione conflittuale tenuta dalle due specie di pulsioni di vita e morte, in funzione della evidente asimmetria che si evidenzia già nel nome che le rappresenta, ma ad una più attenta analisi, Freud nota, ricordando il mito platonico dell'androgino, alla base della concezione dell'amore nel Simposio, come anche la pulsione di vita finisca per perseguire per vie differenti la totalità indistinta ed il superamento della scissione originaria che è proprio della pulsione di morte. Se quest'ultima ricerca la quiete dell'unità originaria che precedeva la comparsa della vita, la pulsione di vita, persegue altresì un'unità nell'unione con l'altro, come ricorda il mito platonico.
"Entrambe le pulsioni agirebbero in modo conservativo, nel senso più rigoroso del termine, poiché mirerebbero al ripristino di uno stato turbato dall'apparire della vita"
Ecco che si svela dunque una profonda unità, un'identità teleologica tra le pulsioni di vita e quelle di morte, ricomponendo così il dualismo pulsionale in una sorta di monismo che Freud descrive come aspirazione della soggettività al proprio completamento.
È proprio da questa osservazione che prendono il via due importanti concetti dell'ultimo periodo di ricerca di Freud, quelli di "ritmo" ed "impasto pulsionale". Specialmente il primo si presenta come particolarmente complesso, mai ben sistematizzato, e per questo di difficile trattazione. Si tratta certamente di un interessamento di Freud per il concetto di "tempo", di scansione temporale, cronologica; l'impasto pulsionale invece è il modo con cui Freud designa l'impossibilità dell'esistenza singolare dell'una o dell'altra specie di pulsione, e che dimostra come anche l'eventuale disimpasto pulsionale possa indicare solo il venir meno della pulsione di vita come argine di quella di morte contrapposta, il che ci indica come al di là dell'identità teleologica, la pulsione di morte goda di una precedenza cronologica, si presenta come la più antica, l'originaria, cui la pulsione di vita si affianca in seguito come alternativa capace di innescare quel "ritmo" alternato che contraddistingue l'essere in vita.

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