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La
genealogia sessuale della morale
Nel medioevo
una legge disponeva che nel dubbio di colpa tra due individui s'impiccasse
il più brutto. (Maria Montessori, "La teoria lombrosiana")
Uno dei percorsi di ricerca che Freud affronta senza soluzione di
continuità è la ricerca di una genealogia della morale
che sia in linea con la teoria psicoanalitica. Perseguendo questo
intento propone in tempi e testi cronologicamente anche molto distanti,
differenti ipotesi; in "Totem e tabù" la genealogia
della morale è letta partire a dal mito del padre dell'orda
primitiva, su cui poggia il testo, e nello specifico nel passaggio
dall'orda primitiva al sistema totemico, che segue l'uccisione del
padre da parte della comunità dei fratelli. È proprio
sulla morte violenta del padre, sulla sua uccisione collettiva che
Freud costruisce l'idea della morale come effetto del senso di colpa
per tale assassinio, che si sostanzializza nel divieto, nel tabù.
In tal modo l'ideale del padre si deposita nel totem come "sostituto
paterno" . Anche il gioco delle parti offerto dalla triangolazione
edipica parte da uno scenario simile: il padre impone una legge
che vieta l'accesso al godimento incestuoso e questa legge, interiorizzata
nel Super-Io, si manifesta come l'assoggettamento collettivo alla
castrazione introdotta dal padre. La versione edipica non differisce
quindi solo per l'esito degli eventi, ma perché indica il
momento fondativo della morale (intesa qui come soggettiva, individuale)
nel momento dell'uscita dall'Edipo, nel suo "tramonto",
citando Freud , ovvero nella desessualizzazione del rapporto con
i genitori, e nella conseguente sostituzione del complesso edipico
con il Super-Io come modello-ideale a cui conformarsi.
"L'autorità paterna o parentale introiettata nell'Io
vi costituisce il nucleo del Super-Io, il quale assume dal padre
la severità, perpetuando il suo divieto dell'incesto (
)
Le tendenze libidiche inerenti al complesso edipico vengono in parte
desessualizzate
" .
È proprio nel testo ora citato che Freud ci propone la versione
ultima della sua genealogia della morale; ripensando ad un caso
clinico esposto in precedenza in "Un bambino viene picchiato"
del 1919, Freud giunge a concludere che la caduta del complesso
edipico sopra citata sia conseguenza dell'incontro nel reale con
una minaccia di evirazione, sorretta dall'osservazione del genitale
femminile, cioè con una prova tangibile e non altrimenti
spiegabile della differenza anatomica tra i sessi, che depone a
favore della possibilità che si concretizzi la minaccia di
evirazione. Solo allora "Gli investimenti oggettuali vengono
abbandonati e sostituiti dall'identificazione" . Tralascio
qui le problematiche laterali contenute nell'articolo citato, prima
fra tutte la versione al femminile delle fasi di uscita dall'Edipo,
certo non meno interessante, soffermandomi sulla conclusione di
Freud: "cioè che il complesso edipico capitola di fronte
al timore dell'evirazione" . È proprio da queste considerazioni
che possiamo osservare una prerogativa centrale della visione freudiana
della morale, che si poneva in netto contrasto con quelle di matrice
religiosa, allora come oggi dominanti, offrendosi come successore
delle idee di Nietzsche: non è la morale nel suo contenuto
ideale a promuovere la rimozione delle pulsioni ma, al contrario,
è la rimozione che genera la costituzione della morale.
"Di solito la situazione è presentata come se l'esigenza
etica fosse l'elemento primo e originario, e la rinuncia pulsionale
la sua conseguenza. In realtà pare che accada il contrario:
la prima rinuncia pulsionale è stata imposta da forze esterne,
essa sola ha potuto creare il senso etico che trova espressione
nella coscienza morale ed esige una rinuncia pulsionale ulteriore."
Inoltre, tornando brevemente sul timore dell'evirazione, non è
un caso che "Analisi terminabile e interminabile", uno
degli ultimi articoli scritti da Freud, e che viene universalmente
riconosciuto come il testamento professionale di Freud, si concluda
sull'opacità impenetrabile della "roccia basilare":
"Abbiamo spesso l'impressione che con il desiderio del pene
e con la protesta virile, dopo aver attraversato tutte le stratificazioni
psicologiche, siamo giunti alla roccia basilare, e quindi al termine
della nostra attività". In sostanza, l'ultimo Freud
rintraccia la nascita della morale nella rimozione conseguente l'angoscia
di castrazione, e se vogliamo spingerci più nel dettaglio,
sempre e solo restando fedeli al testo di Freud, al senso di colpa
"dietro al quale si nasconde invece un rapporto con la masturbazione
infantile". Per certi versi potremmo dire che la colpa originaria
dell'uccisione del padre dell'orda è riattivata nella vicenda
individuale dal senso di colpa che dalla masturbazione come fenomeno,
conduce però al rapporto con la legge introdotta dal padre,
cioè alla minaccia che gravita sopra al desiderio dell'incesto,
che si sostanzializza immancabilmente nelle fantasie del bambino
come angoscia di evirazione.
Ma la critica freudiana della morale proposta dalle dottrine religiose,
seguendo anche qui la strada aperta da Nietzsche, è destinata
ad andare ben oltre: Freud rovescia la visione della morale del
sacrificio, svelando l'equazione tra questo ed un soddisfacimento
auto-mortificante, un godimento offerto dall'identificazione alla
legge, che sorregge narcisisticamente l'Io ideale del soggetto.
È quanto Freud propone nell'ultima parte de "Il problema
economico del masochismo", osservando nel masochismo morale
una ri-sessualizzazione del complesso edipico precedentemente tramontato.
"Attraverso il masochismo morale la moralità torna ad
essere sessualizzata, il complesso edipico è riattivato,
viene aperta la strada per una regressione della moralità
al complesso edipico."
Ci troviamo davanti ad una regressione ad una fase pre-genitale,
pre-etica del desiderio come è quella edipica in cui il desiderio
stesso è contrapposto alla legge introdotta dal padre. Quando
Freud fa riferimento nel masochismo ad una ri-sessualizzazione della
morale, intende inoltre dirci che il soggetto masochista riesce
a pulsionalizzare, a fallicizzare la rinuncia pulsionale che la
legge impone. Ovvero riesce a trasformare la rinuncia pulsionale
in una modalità di godimento, nel momento in cui si identifica
alla legge attraverso un investimento libidico sulla legge stessa,
un investimento libidico sulla rinuncia pulsionale. Si tratta di
una finezza che coglie Freud, circa il modo con cui un soggetto
identificato alla legge, nel rispettarla, ne trae un godimento narcisistico,
in ragione di un'equazione tra la legge ed il proprio Io-ideale,
che salva il soggetto dal riconoscimento della propria castrazione.
Vediamo quindi come il ragionamento freudiano, pur esaminando la
questione della morale sotto diverse ottiche, trova la sua quadratura
del cerchio sempre sull'enigma della castrazione, ammettendo con
questo anche i limiti della sua psicoanalisi, sul margine di demarcazione
tra lo psichico ed il biologico, "giacché , per il campo
psichico, quello biologico svolge veramente la funzione di una roccia
basilare sottostante. In definitiva il rifiuto della femminilità
non può essere che un dato di fatto biologico." .
Concludo ricollegandomi a quanto scritto nel secondo capitolo circa
la differenza tra le istanze dell'Io ideale e dell'Ideale dell'Io.
Qui abbiamo la possibilità di osservarne gli effetti diametralmente
opposti nella triangolazione soggetto-padre-legge. Se l'Io ideale
è infatti rafforzato (nella fattispecie del masochismo morale)
dell'identificazione dell'Io alla legge, mostrandosi come il conformarsi
sorretto dal Super-Io al puro dover essere, cioè ad una legge
senza eccezioni, sotto cui si svela un compromesso - davvero storico
- tra narcisismo ed osservanza della legge che salvi il soggetto,
come già detto, dal riconoscimento della propria castrazione,
l'Io ideale al contrario è la risultante di una legge resa
dialettica dall'offerta del padre, all'uscita dall'Edipo, di un'eccezione,
di un dono che risarcisce la rinuncia pulsionale inferta dall'assoggettamento
alla castrazione.
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