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Psi-Filo-Morfismo (Psicoanalisi - Filosofia - Architettura)

Freud e l'arte moderna
Freud odiava l'arte moderna.
Per non parlare poi della musica, che detestava.
Poco importa che negli ultimi anni della sua vita sia diventato un affezionato spettatore dei concerti di Yvette Guilbert e un incuriosito osservatore dell'opera di Salvator Dalì, al quale riconobbe merito e genialità: è tipico dei vecchi il volgersi in extremis verso il nuovo.
Ma il Freud che ha rivoluzionato il pensiero moderno, all'arte che si ispirava esplicitamente alle sue idee e che gli riconosceva tale merito, ha sempre voltato le spalle.
Proprio lui che ha sovvertito ogni ordine sociale e morale, che ha trasformato la religione in un romanzetto Harmony dalla copertina sgualcita, che ha gettato il cavallo di troia dell'inconscio e dell'Edipo al centro del perbenismo borghese, e che proprio per questo ha aperto le danze del ballo delle debuttanti dell'arte moderna, forgiando la pietra angolare del pensiero (o meglio del de-pensamento) del '900, quando pensava al concetto di bello ritornava nostalgicamente a Michelangelo, Leonardo, o all'arte egiziana.
In fondo Freud è stato un po' come Cristoforo Colombo: ha traghettato l'uomo in un territorio del tutto nuovo, non previsto sulle carte e ricchissimo d'oro, però ha lasciato che altri dopo di lui ne godessero, attingendo dalle miniere d'oro delle simbologie dell'inconscio. Lui invece, come Virgilio con Dante, si fermò sull'ultima porta, facendosi paradossalmente guardiano di quel mondo che le sue stesse idee avevano sbriciolato.

L'errore di Freud come critico d'arte
In materia d'arte Freud fece un errore, pensò di poter applicare alle opere d'arte lo stesso metodo e le stesse teorie che usava in analisi quando interpretava un sogno o un lapsus, procedendo a rintracciare in esso i capisaldi del suo edificio speculativo: l'Edipo, la sessualità infantile, la rimozione. Ed anche tra i suoi successori questo metodo si è imposto come un dogma, ad eccezione di Lacan, Deleuze, e pochi altri. Ma guardare un opera d'arte attraverso gli occhiali di Freud limitandosi a cercare nell'infanzia del suo autore qualche frustrazione sessuale, o le tracce dell'attaccamento edipico, vorrebbe dire erigere un mausoleo alla banalità, finendo solo per demoralizzare sia la morale che il morale, sarebbe come proporre una patente a punti per l'arte: una frustrazione: due punti, un complesso d'Edipo: 5 punti, una fobia: 10, un delirio: 15.
Questo non vuol dire che questo metodo sia del tutto errato o inutile, ma finisce per ridurre il gesto creativo ad una macchietta degna di Totò e Peppino (che furono a modo loro dei grandi critici d'arte). Pensare a Fontana che incide brutalmente la tela in preda a un conato edipico, a Pollock che imbratta, Burri che brucia, Vedova che sgocciola, spinti da qualche riflusso infantile, o Morandi e Campigli che cercano nelle loro bottiglie e nelle loro donne stilizzate un'eco rassicurante del loro passato, toglierebbe alla loro poetica il significato ultimo della loro missione umana.
Nulla è arte se non puoi passarci sopra come un ponte, se non porta aldilà. Senza più doversi volgere al passato in cerca di appigli, manici, uscite di sicurezza. La differenza tra arte e bella calligrafia non si racchiude in uno starnuto edipico o in un grumo di memoria, il creare è un infallibile sterminio d'ogni previsione.
Dunque bisognerebbe imporre una tassa sulla vecchiaia, non quella cronologica, bensì quella delle idee. Perché la psicoanalisi non è un monumento al passato o alla memoria, non è un crogiolarsi supini labbreggiando le proprie nostalgie con un tizio antipatico e silenzioso alle spalle per 50 Euro l'ora. È studiare il passato per evitare di ripeterlo identico, per assolvere all'obbligo umano di essere curiosi, stuporosi e sovversivi. Perché anche guarire da un sintomo altro non è che sovvertire un ordine precedente. Analisi non è solo fare le parole crociate tra relazioni pubbliche e pubiche. Anche il passato si può cambiare: di senso, di segno, di quantità.
Ci sono donne che soffrono ed altre che s'offrono, muta sola la natura del gemito. Così come ci sono case, vestiti, forme, parole e idee che domandano un destino migliore, che chiedono, anzi supplicano di essere (psico)analizzati, interrogati, compresi, che aspirano ad avere una dignità inedita. Così anche i sintomi seguono delle mode, delle tendenze. E dunque anche le teorie passano, ingialliscono, muoiono.
Non mi accontento della definizione di arte come risarcimento, preferisco il cinismo e la crudeltà di Carmelo Bene (incarnazione consapevole della pulsione di morte) il più grande innovatore teatrale dell'era moderna, che in materia di inconscio fu talmente all'avanguardia da meritarsi un inchino di Jacques Lacan nel suo camerino. Impariamo dalle sue rivisitazioni dei classici del teatro che ne destrutturano l'evolversi e ne mutano gli eventi, flettendoli alle nuove esigenze di quell'inconscio freudiano che Shakespeare non poteva prevedere e di cui quindi non poteva dotare i suoi personaggi, se non per una sua appunto inconsapevole proiezione.

La psicoanalisi e l'arte
La psicoanalisi, al di là delle guerre fratricide e parricide che la animano dall'interno, ha diversi tratti in comune con la critica d'arte; si tratta in entrambi i casi di un'operazione di esegesi di segni che ai più sarebbero incomprensibili senza il filtro di un altro che dall'esterno lo guida; in fondo si tratta di imparare una lingua nuova, un po' come accade quando si deve imparare una lingua straniera, che ha regole grammaticali proprie e distinte da quelle della propria lingua madre, a volte divergenti. O se vogliamo giocare con le parole potremmo dire che in fondo si tratta proprio di un dimenticarsi la lingua conosciuta per risalire alla propria vera lingua madre.
Iniziare un'analisi è infatti un po' come andare a vivere in un paese straniero, inizialmente inospitale e di cui non conosciamo né la lingua né le leggi in vigore. È un incontro con un Altro che usa un sistema di segni che per noi non hanno inizialmente alcun significato, se non quello che noi gli attribuiamo, fonema per fonema, segno per segno. È qui che la psicoanalisi si distingue dalle altre forme di terapie psicologiche.
Il cognitivismo o il comportamentismo sono psicologie del conformismo, nel senso che assumono come ideale di salute l'essere socialmente conformi ad un ipotetico standard di salute universale. La psichiatria non diverge, il DSM è un capolavoro di conformismo applicato ai criteri diagnostici, che sono evidenti emanazioni di leggi promulgate in nome di una civile convivenza. Nei secoli le classificazioni psicodiagnostiche sono state un modo scientifico per dare un nome all'assenza di conformismo.
Lo stesso avviene nel campo dell'arte: quando qualcosa differisce da ciò che è già codificato si scomodano i termini di avanguardia, rivoluzione concettuale, ecc. E lo status quo del mercato e della critica dell'arte si gettano a capofitto nell'ennesima prevedibile guerra tra il nuovo ancora da comprendere e il già compreso, tra il moderno già codificato e il contemporaneo che sfida i parametri attualmente in vigore.
È qui che la psicoanalisi, sebbene non attraverso Freud, ha dato il meglio di sé, accostandosi alle nuove avanguardie artistiche con la predisposizione e la comunità d'intenti che le discipline inclini al conformismo non potevano condividere né comprendere. Sebbene Freud non abbia voluto applicare la sua creatura culturale al surrealismo, di cui pure i suoi contemporanei gli davano il merito, oggi ha lasciato a noi un metodo e un approccio mentale che ci permette di comprendere e di godere in anticipo di artisti quali Vanessa Beecroft, Spencer Tanik, Christò, Araki, Cattelan. Chi è marchiato dal segno rosso della psicoanalisi ha in tasca una guida tascabile del concetto di nuovo, un Bignami sull'inarrestabilità della curiosità umana, della sperimentazione artistica, concettuale ed emozionale.



Link Architettura:

Future-systems

http://www.future-systems.com/

FOA (Foreign Office Architects)

http://www.f-o-a.net/

http://www.arcspace.com/architects/foreign_office/yokohama/yokohama_index.htm

http://members.xoom.virgilio.it/cateraddi/recensione.htm

Santiago Calatrava

http://www.calatrava.com/

Herzog & De Meuron

http://www.europaconcorsi.com/db/pub/architecture.php?id_scheda=479&idimg=2006

http://hdm.walkerart.org/

Frank O. Ghery

http://www.arcspace.com/gehry_new/

Toyo Ito

http://www.c-channel.com/c00088/index_en.html




Archivio arte - performances:

Spencer Tunick

http://www.i-20.com/artist.php?artist_id=19

http://www.spencertunick.com/

http://foto.virgilio.it/fotografa/maestri/022/

Maurizio Cattelan

http://www.designboom.com/eng/interview/cattelan.html

http://www.museovirtuale.net/MaurizioCattelan.html

http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/cattelan.html

http://www.postmedia.net/cattelan/farg.htm

Christò

http://digilander.libero.it/artedichristo/

http://christojeanneclaude.net/index.html.en

Nobuyoshi Araki

http://www.photology.com/araki/

http://www.nipponico.com/dizionario/a/arakinobuyoshi.php

http://www.cultframe.com/default.asp?content=%2F26%2F29%2F3084%2Fsecondea%2Easp%3F

http://www.comune.modena.it/galleria/2002/araki/

Jan Saudek

http://www.saudek.com/

Orlan

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=537&biografia=Orlan

http://www.orlan.net//

http://www.wiu.edu/users/gjr100/orlangallery.htm

Vanessa Beecroft

http://www.vanessabeecroft.com/

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDCAtegoria=202&IDNotizia=4593

Marina Abramovich

http://www.skny.com/lasso-bin/artist_detail.lasso?-token.ID=41

http://www.eyestorm.com/feature/ED2n_article.asp?article_id=38

http://www.italica.rai.it/galleria/ritratti/abramovic.htm

http://www.designboom.com/eng/funclub/abramovic.html

 

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www.matteomugnani.com