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Una clinica dell'ascolto, un nuovo modo di ascoltare

Alla fine del XIX° secolo la parola delle donne non aveva nemmeno valore nelle aule di tribunale; Freud fu il primo ad interessarsi al valore ed al senso delle loro parole.
(Maria Montessori, da una lettera ad una amica)

È un fatto noto che si tenda a far coincidere la nascita della psicoanalisi con la pubblicazione del testo "L'interpretazione dei sogni" del 1899, ma un esame più accurato ci insegna altresì che la nuova disciplina inventata da Freud fu la risultante di una serie di modifiche e di nuovi apporti teorici a partire dal metodo catartico utilizzato con Breuer ai tempi degli "Studi sull'isteria", ed ancor prima della clinica dell'isteria di Charcot e di Bernheim. Sebbene la letteratura psicoanalitica sia satura oltremodo di ricostruzioni cronologiche dello sviluppo della tecnica freudiana, mi permetto di riprendere solo alcune tappe principali, giustificandole come premessa utile alla comprensione della portata innovatrice dell'eziologia, e della conseguente tecnica terapeutica, proposta dal "primo" Freud. Un breve excursus lungo le poche pagine dell' "Autobiografia" che Freud scrisse nel 1924, ci indica infatti, relativamente alle teorie da cui Freud partì nella sua ricerca, che:
"Come è noto non tutte le cose che Charcot sosteneva allora nelle sue lezioni sono considerate valide ancora oggi. Alcune di esse […] non hanno resistito alla prova del tempo"
"La teoria (del metodo catartico, ndr) che avevamo (Freud e Breuer, ndr) cercato di costruire negli Studi era quanto mai incompleta; soprattutto non avevamo affrontato quasi per nulla il problema dell'etiologia, cioè del fondamento del processo patogeno"

Con la volontà di superare i maestri con i quali aveva collaborato, Freud decide di intraprendere dunque un percorso di ricerca personale, alla scoperta dell'eziologia delle nevrosi: "…feci un passo denso di conseguenze. Andai oltre l'isteria e cominciai a indagare sulla vita sessuale dei malati così detti nevrastenici che si presentavano in gran numero nel mio studio […] Immancabilmente si giungeva alla scoperta che in questi malati gli abusi della funzione sessuale erano gravissimi". "Il mio lavoro con pazienti affetti da malattie nervose in genere ebbe un esito ulteriore: il mutamento della tecnica catartica. Abbandonai l'ipnosi".

I fatti sono ben noti al lettore competente; Freud scopre, grazie alla rilettura del caso clinico di Anna O. ed alle sue nuove pazienti, l'esistenza e l'importanza del transfert: "Avevo buon senso a sufficienza per non attribuire questo evento alla mia personale irresistibilità e reputai dunque di avere finalmente capito quale fosse la natura dell'elemento mistico che agiva al di là dell'ipnosi: per eliminarlo, o quanto meno isolarlo, bisognava che rinunciassi all'ipnosi" e giunge a teorizzare: "La dottrina della rimozione come elemento fondamentale per la comprensione delle nevrosi. Il compito terapeutico fu concepito in modo diverso, la sua meta non fu più di far "abreagire"[…], bensì si mettere a nudo le rimozioni sostituendole con un'opera di valutazione da cui scaturisse o l'accettazione o la condanna di quel che a suo tempo era stato ripudiato." Se è vero che l'importanza terapeutica del transfert era già individuata negli "Studi sull'isteria": "ben difficilmente si riesce ad evitare che il rapporto personale verso il medico […] si ponga indebitamente in primo piano; sembra anzi che un'influenza di questo genere da parte del medico, costituisca la condizione che sola consente la soluzione del problema"
la sua portata di elemento essenziale nell'analisi è formalizzata da Freud solo nel caso clinico di Dora: "La traslazione, destinata a divenire il più grande ostacolo per la psicoanalisi, diviene il suo migliore alleato". La psicoanalisi era nata.
Ma se fin qui ho solo elencato le tappe che segnano l'avvicinamento al problema, ora lo focalizzo: qual è dunque il nuovo approccio al paziente, ed ai suoi sintomi, che contraddistingue la psicoanalisi appena inventata da Freud ?
La vera novità che lo differenziava dai suoi predecessori era la ricerca della causa, il voler sapere perché i sintomi, che gli altri si preoccupavano di alleviare o eliminare, si presentassero nei pazienti. Questo fu il primo "andare oltre" di Freud, il suo primo "non accontentarsi". Voleva sapere il perché.
Come scrive Massimo Recalcati: "Se per la psichiatria tradizionale il sintomo isterico restava incomprensibile, Freud si sforzava invece di intenderlo come "discorso", gli attribuiva un "senso" anche se si tratta di un senso che rimane nascosto allo stesso soggetto isterico". Attribuire un senso al sintomo comporta come conseguenza la necessità di un differente approccio al paziente, uno spostamento d'attenzione dal corpo (che pure non è dimenticato) come luogo del sintomo, ai processi psicologici interni ricostruibili dalla parola del paziente, come luogo depositario delle cause dei sintomi, delle rappresentazioni rimosse; in una parola, dell'inconscio che la nuova terapia prendeva in esame. Prima di addentrarci oltre, nei prossimi due
paragrafi, sull'ulteriore ricerca freudiana nell'eziologia, tra trauma e conflitto, questo breve excursus ha voluto solo presentare con quali occhi Freud guardò i propri pazienti, o meglio, la capacità di Freud di "non guardarli", di dedicarsi alla parola come depositaria ultima delle formazioni dell'inconscio, inventando in tal modo una "clinica dell'ascolto" che superava, integrandola, quella psichiatrica "dello sguardo". Se mi si consente un ingenuo gioco di parole, il sogno di Freud da cui prese inizio la sua autoanalisi, "…un grazioso sogno, fatto dopo la notte del funerale (del padre di Freud, ndr), mi trovavo in un locale e leggevo su di un cartello: "si prega di chiudere gli occhi"; ebbene tale sogno dicevo, fu preso alla lettera; Freud chiuse gli occhi su una clinica dello sguardo, sul lato soltanto fenomenico del sintomo (pur mai dimenticato), per aprirsi all'ascolto dell'inconscio, veicolato dalle parole dei pazienti, o meglio, dall'incespicare delle loro parole, dal loro vacillare.

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