|
Torna all'elenco
dei testi on-line
Analisi
del testo di S.Freud: "Il problema economico del masochismo"
(tratto da "Da Lacan a Freud e ritorno" Montefeltro Ed.
Urbino, 2000)
Il problema
economico del masochismo è un articolo del 1924, che quindi
ricade nel periodo della così detta seconda topica, cioè
segue i testi quali Al di là del principio di piacere e L'Io
e l'Es, in un momento in cui Freud stava rielaborando tutta la metapsicologia
precedente, alla luce della nuova teoria pulsionale proposta nel
1920, incentrata sulle pulsioni di Vita e Morte. In questo articolo
le revisioni apportate alla sua clinica precedente riguardano, come
ci anticipa il titolo, non solo le figure cliniche del masochismo
e del suo apparente contrario, che è il sadismo, ma anche
il punto di vista economico della metapsicologia. Sappiamo che Freud
procede sempre nella sua analisi su tre binari: topico, dinamico
ed economico. Nel 1920, con Al di là del principio di piacere
Freud aveva dato inizio ad un lavoro di correzione della visione
del punto di vista economico precedente, ipotizzando l'esistenza
di una pulsione (che definisce di Morte) che agisse al di là
del principio (economico) detto "di piacere", che sembrava
dominasse tutti i fenomeni della vita psichica e che fosse in grado
di spiegare quei fenomeni che si sottraevano alla precedente teoria
psicoanalitica, quali i sogni d'angoscia o il transfert negativo.
Nel 1922, con L'Io e l'Es, Freud propone e sistematizza la nuova
topica ed i rapporti dinamici tra le nuove istanze: Io, Es, Super-Io.
Se il punto vista topico e dinamico erano quindi già ben
riformulati, il punto di vista economico invece, era rimasto ancora
non sufficientemente rielaborato. Freud afferma ne L'Io e l'Es che
in merito al Super-Io ed al suo funzionamento, ed ai rapporti tra
Super-Io ed Io, ha ancora le idee confuse. Ebbene, è proprio
in questo articolo del '24 che Freud affronta queste lacune della
nuova teoria, concludendo per certi versi il lavoro iniziato nel
1920.
Quando Freud parla di "problema economico", intende due
cose: una definizione di quale sia il nuovo modo di leggere metapsicologicamente
l'economia psichica nei rapporti tra le tre nuove istanze; ma soprattutto
l'aspetto problematico, ancora enigmatico, dell'economia psichica
proposta da Freud in questi anni. Freud propone un'economia di morte,
un'economia che tende ineluttabilmente verso un godimento mortifero
che vincola il soggetto, che lo spinge coattivamente alla ripetizione.
La clinica lacaniana è tra quelle che sono rimaste fedeli
a queste idee freudiane, e proprio Lacan a partire da queste ha
evidenziato la differenza tra piacere e godimento, che se nel linguaggio
comune sono spesso usati come termini intercambiabili, nella sua
clinica, così come in Freud, si pongono tra loro in antitesi.
Con il termine "piacere" si intende un soddisfacimento
ottenuto sottostando alle limitazioni normative del registro simbolico,
quindi limitato, sottoposto alla castrazione; mentre per "godimento"
si intende un soddisfacimento ottenuto al di là del principio
di piacere, dunque fuori dal registro simbolico, senza limite, e
che si sottrae all'azione della castrazione.
Prima di passare al testo è utile ricordare brevemente cosa
fossero per Freud, fino ad allora, masochismo e sadismo. Nel 1915
in Pulsioni e loro destini Freud aveva proposto una teoria del masochismo
e sadismo, tale per cui ipotizzava che esistesse un sadismo primario,
dovuto ad un rifiuto narcisistico del mondo esterno, secondo una
logica per cui tutto ciò che è esterno, diverso, è
odiato (in quanto temuto). Nel 1915 Freud stesso esclude totalmente
l'ipotesi che possa esistere un masochismo primario: gli rimane
inconcepibile l'idea che l'essere umano possa essere potenzialmente
autodistruttivo. Aveva un'idea nel 1915, di un Io metaforicamente
darwiniano, che vuole sopravvivere, che lotta e odia per sopravvivere
al mondo esterno; tanto che il sadismo del 1915 è un sadismo
che non procura un godimento sessuale, è un sadismo (quello
originario) che non si prefigge di arrecare dolore, ma di difendersi,
e non corrisponde ad un piacere sessuale. Il masochismo era a sua
volta ipotizzato come effetto del ritorno sull'Io della pulsione
oggettuale, cioè come il volgersi della pulsione, inizialmente
sadica, sull'Io del soggetto. Questo era, a grandi linee, la concezione
di Freud del sadismo - masochismo prima del 1920.
Passiamo al
testo. L'articolo inizia affermando che "l'esistenza di una
tendenza masochistica nella vita pulsionale umana, rappresenta un
enigma da un punto di vita economico" . Freud entra subito
nel vivo della questione, scopre subito le carte, mostrandosi disposto
a sostenere l'esistenza di una tendenza masochistica innata, originaria.
Prosegue "Infatti, se il principio di piacere domina i processi
psichici in maniera tale che il loro scopo è evitare il dispiacere
e ottenere piacere, il masochismo è incomprensibile"
. In sostanza Freud aggiunge il masochismo all'elenco dei fenomeni
non compatibili con la teoria pulsionale precedente il 1920, la
cui osservazione lo ha spinto alle revisioni di Al di là
del principio di piacere. "Se invece" continua "il
dolore e il dispiacere non sono meri avvertimenti, ma possono essi
stessi rappresentare dei fini, il principio di piacere ne risulta
paralizzato, in un certo senso narcotizzato" . Cioè
Freud ipotizza (ripetendo quanto già detto nel 1920) che
il principio di piacere non sia il vero "custode della vita
psichica", che ci sia qualcosa che sfugge al suo controllo,
e che il dolore possa essere un fine pulsionale, qualcosa a cui
il genere umano costituzionalmente tende. Ecco lo scandaloso della
psicoanalisi! Il reperire il difetto di funzionamento, l'impossibilità
di ascrivere al principio di piacere tutti i fenomeni psichici.
C'è qualcosa, la forza che spinge alla coazione a ripetere,
che può far cortocircuitare la logica autoconservativa dell'apparato.
Molto interessante l'uso terminologico fatto da Freud. Questi parla
del principio di piacere paralizzato, "narcotizzato".
E sarebbe interessante approfondire una associazione tra l'etimologia
di "narcosi" e "narcisismo" (tanto più
che il fiore stesso del narciso è velenoso, mortale). Al
di là del principio di piacere cosa c'è dunque? Non
un nuovo principio, non esattamente, ma una possibile paralisi del
principio di piacere stesso, che rimane, come scriverà Freud
poco oltre, ancora il custode della nostra vita psichica, ma non
più con il potere assoluto su questa, come gli era stato
ottimisticamente attribuito fino al 1920. Se già Freud aveva
mostrato come l'Io non fosse padrone in casa sua, ora rincarava
la dose, sgretolando anche l'ideale che sorreggeva la scienza medica:
il bene, l'autoconservazione, il piacere stesso, non sono gli unici
fini perseguiti dall'uomo; accanto a questi, e con questi in conflitto,
si mostra lo strapotere della coazione a ripetere, che è
emanazione stessa della pulsione di morte che fa appunto del dolore
una meta pulsionale da perseguire. Tornando sul testo, Freud si
rende conto di non poter affrontare l'enigma del masochismo senza
prima chiarirsi (e chiarirci) le idee sui rapporti tra il principio
di piacere e le nuove pulsioni di Vita e Morte.
In sostanza le prime tre pagine dell'articolo le dedica ad una rapida
ma utile ricapitolazione delle tappe e delle evoluzioni del punto
di vista economico.
Seguiamo quanto riporta Freud. Questi ricorda i precedenti storici
del principio di piacere: la "tendenza alla stabilità"
di Fechner ed il "principio del Nirvana" di Barbara Low,
tali per cui la psiche perseguirebbe le situazioni che riducono
al minino le eccitazioni (intese come situazioni di eccitamento
psichico) mantenendole costanti. Tanto che nel "primo"
Freud, nel Progetto per una psicologia del 1895, il principio del
nirvana corrispondeva al principio di piacere, erano tra loro sovrapponibili,
nella loro comune ricerca del minor eccitamento possibile, per ripristinare
la condizione precedente l'apparire della vita, cioè quella
che nel 1920 è indicata come la ricerca del ritorno allo
stato inorganico. Freud ci fa notare che in tal caso "il principio
del piacere sarebbe interamente al servizio della pulsione di morte"
. La nuova teoria pulsionale ci mostra come la precedente equazione
tra i due principi non sia più sostenibile. Se il principio
del nirvana punta ad azzerare le tensioni, ebbene in questo è
identificabile lo scopo della pulsione di morte, e non può
chiaramente sovrapporsi allo statuto del principio di piacere. Freud
scrive infatti: "questa concezione (l'equazione tra i due principi
suddetti) non può essere esatta, in quanto [
] non c'è
dubbio che esistano tensioni piacevoli e rilassamenti spiacevoli.
[
] Il piacere e il dispiacere non possono dunque essere ricondotti
alla diminuzione o all'incremento di una quantità (la tensione)"
. Ecco la novità. Freud abbandona la prospettiva matematicamente
quantitativa per differenziare gli stati piacevoli o dolorosi, e
si propone di adottare, per contro, "una caratteristica che
non possiamo far altro che definire qualitativa" . Freud non
entra nel merito, si prende solo la libertà di accennare
un'ipotesi inerente "il ritmo, cioè la sequenza temporale
dei cambiamenti, degli aumenti e diminuzioni della quantità
dello stimolo" , ma la mancanza di convinzione è evidente,
tanto che Freud chiude il capoverso con un onesto quanto inatteso
"Chissà?" . Quale che sia il fattore qualitativo
non è però argomento del nostro incontro odierno.
A noi serve sapere che tutta la precedente visione economica subisce
una radicale mutazione, nel passare da una concezione quantitativa,
rintracciabile nei movimenti della libido (investimenti, disinvestimenti)
ad una concezione altra, differente, per quanto ancora non meglio
definita, se non con l'appellativo sbrigativo di qualitativa. Freud
lascia quindi cadere la visione precedente della psiche come analizzabile
in funzione di accadimenti meccanici, matematicamente, quantitativamente
rilevabili, per passare ad una concezione tale per cui l'attenzione
della sua analisi segue strade nuove. Ebbene, come funziona il nuovo
punto di vista economico alla luce di quanto premesso? Freud ipotizza
che il principio del Nirvana, che appartiene alla pulsione di morte,
abbia subito una modificazione, per cui sia diventato il principio
di piacere, ed ascrive alla libido, alla pulsione di Vita, questo
compito trasformativo. "La forza che ha dato origine a tale
modificazione non può essere che la pulsione di vita, la
libido, la quale in tal modo si è conquistata il suo posto
accanto alla pulsione di morte nella regolamentazione della vita
psichica. [
] la modificazione del principio di piacere in
principio di realtà, rappresenta l'influenza del mondo esterno
" .
Freud osserva
che nessuno dei tre principi rimane escluso dagli altri, ma che
coesistono, "si tollerano reciprocamente", all'interno
del conflitto tra i loro differenti scopi che Freud riassume in
questo modo:
Principio del
Nirvana = tendenze della pulsione di morte
(diminuzione quantitativa dello stimolo)
Principio di piacere = tendenze della pulsione di vita/libido
(caratteristica qualitativa dello stimolo)
Principio di realtà = adattamento al mondo esterno
(dilazione temporale della scarica dello stimolo e
temporanea tolleranza della tensione spiacevole)
A questo punto
Freud ci ha fornito tutti i dati che saranno utili per comprendere
il contenuto della seconda parte dell'articolo, cioè la revisione
del masochismo-sadismo, osservando, in conclusione, che il principio
di piacere rimane il custode della vita psichica, ma senza poterne
dominare tutti i fenomeni, in quanto c'è qualcosa "al
di là". Ma non si tratta di un al di là topico,
localizzato in un luogo altro, o ascrivibile ad un principio differente,
ma, come scrive Derrida "la pulsione di morte è là,
nel principio di piacere, non c'è un al di qua e un al di
là, la pulsione di morte non ci conduce al di là del
principio di piacere, ma scava piuttosto una differenza in esso"
. Quello che accade, e che è osservabile, è un vacillare,
una paralisi, una narcotizzazione del principio di piacere; il principio
di Nirvana non è quindi un principio differente, ma è
un non funzionare più di quel "garante della vita psichica",
che è il principio di piacere.
Prof. Recalcati
Vorrei approfondire questo punto che è molto importante:
che cosa trasforma il principio di Nirvana in principio di piacere?
Il principio del Nirvana è la tendenza allo zero, è
la tendenza a preservare lo zero, nessuna tensione interna. È
un principio di annientamento. Ciò che modifica il principio
del Nirvana è Eros, cioè per Freud la libido, è
l'essere vivente del corpo. C'è un contrasto dunque tra l'essere
vivente del corpo che come tale introduce uno squilibrio nello zero,
introduce un "più uno" rispetto allo zero. Non
si può mai, finchè si è vivi, essere zero;
anche nelle sindromi depressive più gravi, il soggetto è
un più uno, non è zero. Ciò che porta dallo
zero al più uno è la libido; il sentimento vitale
accresce tanto più lontani si è dallo zero e diminuisce
tanto più vicini si è allo zero. Potremmo dire che
la figura clinica della depressione grave è quella che si
avvicina di più a questo zero, viceversa il "soggetto
dal desiderio deciso" come dice Lacan, è il soggetto
che va più lontano da questo zero. Quindi illustrando questi
passaggi dal principio del Nirvana al principio del piacere, sotto
la spinta della libido, di Eros, potremmo dire che la tendenza che
contrasta Eros è Thanatos, o meglio la Todestriebe, la pulsione
di morte, la spinta verso la morte, verso il ritorno allo zero.
Gli studi recenti che sto facendo nella clinica dell'anoressia è
mettere in luce come l'anoressia così detta restrittiva,
da DSM, l'anoressia grave, spesso psicotica, esprime letteralmente
questo ritorno allo zero, questo riportare il corpo vivente alla
dimensione mummificata del corpo morto, applicare alla lettera il
principio di piacere ritrasformandolo in principio di Nirvana.
Dott. Mugnani:
Una volta conclusa la breve ricapitolazione sulla storia delle trasformazioni
apportate al punto di vista economico negli ultimi anni, Freud può
ora dedicarsi al versante clinico, applicando al masochismo-sadismo
le concezioni appena riportate. Si entra quindi nella parte clinica
dell'articolo, che inizia con la presentazione delle tre forme di
masochismo che Freud postula a partire dall'osservazione clinica:
1. il masochismo
erogeno, che è condizione dell'eccitamento sessuale e che
fa del dolore una meta pulsionale, che trae un godimento dalla sensazione
di dolore;
2. il masochismo morale, che si presenta come norma di comportamento
nella vita, e che ci interessa dal punto di vista clinico perché
presenta all'origine un senso di colpa inconscio, ed è la
forma che Freud reputa più importante, la più interessante;
ed una terza forma, quella del
3. masochismo femmineo, che è la meno enigmatica, la più
facilmente osservabile e comprensibile; e proprio per questo è
quella dalla quale parte nell'analisi più dettagliata delle
tre forme.
Tra le tre forme
Freud stabilisce subito una gerarchia; la prima forma, il masochismo
erogeno, cioè il piacere del dolore è "alla base"
delle altre due forme; dunque c'è un primato del masochismo
erogeno. Le due altre forme derivano dal masochismo erogeno. Infatti
il masochismo erogeno è, e rimane, interno al soggetto, non
è intersoggettivo, non è dialettico, non chiama in
causa l'Altro, mentre le altre due forme si presentano all'osservazione
solo nel campo dell'intersoggetività, cioè c'è
un Altro chiamato in causa, come carnefice (nel masochismo) o come
vittima (nel sadismo). Un'altra osservazione: il masochismo erogeno
fa del dolore un fine, mentre il masochismo morale non fa del dolore
un fine; il vero scopo del masochismo morale è, a partire
dal senso di colpa inconscio, il bisogno di espiazione della colpa,
ed il dolore è soltanto un mezzo per espiare questa colpa,
ma qui il dolore è soltanto un mezzo e non un fine.
A questo punto Freud inizia l'analisi del masochismo femmineo, partendo
dalle ricorrenti fantasie dei soggetti masochistici che l'esperienza
clinica gli ha proposto; Freud le elenca: "essere imbavagliati,
legati, dolorosamente percossi, (ecc, ndr)" . Ebbene Freud
si interroga su quale sia il fondamento, il comune denominatore
del masochismo femmineo, e lo reperisce nel fatto che il masochista
vuole essere trattato "come un povero bambino, piccolo e inerme"
, ma soprattutto che vuole essere trattato come un "bambino
cattivo" , quindi in qualche modo colpevole. Perché
femmineo dunque? Freud associa le due condizioni, infantile e femminile,
perché la condizione che il masochista cerca è passivamente
femminile: cioè: "essere evirati, subire un coito, partorire"
. C'è una sovrapposizione tra la posizione femminile, in
quanto passiva, e quella infantile in quanto terzo escluso nel contesto
edipico. Vediamo facilmente come nel masochismo femmineo la posizione
che prende il soggetto ha qualcosa di tipicamente edipico, cioè,
lo dirà Freud più avanti, non è un caso che
scelga un carnefice anziché un altro; la persona chiamata
in causa come carnefice, come giudice esterno che lo punisce, è
qualcuno che in qualche modo richiama la condizione infantile. Freud
osserva infatti come dietro il desiderio di espiare la colpa del
masochista, si nasconde "un rapporto con la masturbazione infantile"
. Quindi la scelta del carnefice che lo punisca nasconde una traslazione
dei soggetti edipici, cioè il padre edipico della legge,
cosa che invece non ha alcuna importanza nel masochismo morale,
in cui quello che conta è soffrire, soffrire come mezzo per
espiare la colpa. Ecco dunque la differenza tra masochismo femmineo
e morale: nel primo serve "quel particolare" carnefice,
che si sovrappone ad una figura chiaramente edipica, in quello morale
invece quello che conta è soffrire, indipendentemente da
chi infligga il dolore.
È curioso ricordare che la parola masochismo nasce etimologicamente
da un neologismo che Krafft-Ebing (lo psichiatra che scrisse la
Psicopatologia sessuale alla fine dell'800) fece partendo da uno
scrittore: Sacher-Masoch, (così pure come il sadismo deriva
dal marchese De Sade), e da un libro nello specifico, che è
Venere in pelliccia , in cui un personaggio autobiografico stipula
dei contratti con delle donne per sei mesi per essere punito, sottomesso
da queste come uno schiavo. Poteva anche essere ucciso, tutto era
lecito, purché lui subisse le torture di una donna scelta
a caso, mettendo addirittura degli annunci. Non importava chi fosse
la donna. Se non per il fatto che avrebbe dovuto sempre indossare,
quando era con lui, una pelliccia !!!
Possiamo riconoscere quindi nel racconto i tratti sia del masochismo
morale, nella scelta casuale di un carnefice qualsiasi, sia quelli
del masochismo femmineo, nell'imposizione di un abito specifico,
la pelliccia, che richiamava alla mente del personaggio malato una
parente che lo aveva sedotto nell'infanzia
Ma torniamo
a Freud. Abbiamo visto la natura del masochismo femmineo: trovarsi
nella posizione infantile del bambino cattivo che deve espiare una
colpa, purché questo avvenga nei confronti di una persona
a cui è dato, per sovrapposizione, un ruolo edipico. Freud
passa quindi ad analizzare un'altra forma di masochismo, quello
erogeno. E qui la questione si complicherà molto. Freud ci
fornisce due spiegazioni del masochismo erogeno.
Prima, rifacendosi a quanto aveva scritto nei Tre saggi sulla teoria
sessuale del 1905, nello specifico al paragrafo sulle Fonti della
sessualità infantile, ovvero che "l'eccitamento sessuale
sorge come effetto [
] di processi interni, non appena l'intensità
di questi abbia superato certi limiti quantitativi" , osserva
che "secondo questa ipotesi, anche l'eccitamento dovuto al
dolore e al dispiacere dovrebbe avere la medesima conseguenza"
. È la vecchia visione del 1905, già nota a chi conosce
le tappe del pensiero di Freud. La novità consiste nel fatto
che quello che Freud definisce essere la base del masochismo erogeno
dovrebbe essere conseguenza di questa banale, meccanica, sequenza
logica. È Freud stesso che ammette "l'insufficienza
di questa spiegazione risulta evidente dal fatto che non getta alcuna
luce sulle regolari ed intime connessioni del masochismo con [
]
il sadismo" . Ancora una volta, come già era accaduto
all'inizio dell'articolo, all'interno della revisione del punto
di vista economico, Freud si rende conto di non poter più
accontentarsi delle ipotesi precedenti, ma di dover rivedere tutta
la questione con occhi nuovi, alla luce delle nuove idee maturate
da Al di là del principio di piacere in avanti. E scrive
infatti di seguito: "giungiamo a un'altra spiegazione dell'origine
del masochismo [
] Nell'essere vivente la libido si imbatte
nella pulsione di morte [
] che domina quest'organismo [
]
La libido ha il compito di mettere questa pulsione distruttiva nell'impossibilità
di nuocere e assolve questo compito dirottando gran parte della
pulsione distruttiva verso l'esterno, contro gli oggetti del mondo
esterno" . Ecco spiegato più nel dettaglio quello che
avevamo già visto e schematizzato in conclusione della dissertazione
sul punto di vista economico, ovvero il modo con cui la libido trasforma
la pulsione di morte. Cioè che cosa ci dice Freud? Che la
pulsione di morte, che è costituzionalmente contenuta nell'essere
umano, grazie all'opera di Eros può essere estroflessa verso
il mondo esterno e diventare, come scrive Freud: "pulsione
di distruzione, di appropriazione, volontà di potenza"
. Cioè diventare quello che poi noi vediamo essere il sadismo;
Freud lo scrive così: "Una parte di questa pulsione
è messa direttamente al servizio della funzione sessuale
[
] é questo il vero e proprio sadismo" .
In questa accezione vediamo come il sadismo sia un modo per scaricare
all'esterno la tensione mortifera, distruttiva della pulsione di
morte. Il sadismo. quindi è una modalità autoconservativa
che eviterebbe, grazie all'intervento trasformativo (estroflettente)
di Eros sulla pulsione di morte, che questa trascini il soggetto
verso l'auto-annientamento. Ma uso volutamente il condizionale "eviterebbe",
perché l'operazione appena descrittaci da Freud non può
modificare totalmente la pulsione di morte. Continua Freud:
"Un'altra parte invece non viene estroflessa, permane nell'organismo,
e con l'aiuto dell'eccitamento sessuale concomitante, viene libidicamente
legata. In questa parte dobbiamo riconoscere il masochismo originario,
erogeno"
Ecco la grande novità teorica contenuta in questo articolo:
il masochismo erogeno, originario è quella parte della pulsione
di morte che non può essere estroflessa, che resiste alla
estroflessione, al tentativo di estroflessione perseguito dall'intervento
della libido. Una quota della pulsione di morte rimane interna al
soggetto, c'è un resto in questa estroflessione. Questo resto
è il masochismo erogeno, primario.
Prof. Recalcati:
Questo resto, cioè ciò che della pulsione di morte
non si può estroflettere è ciò che Lacan chiamerà
godimento. È un resto reale di pulsione di morte che accompagna
ciascuno di noi, e che non viene estroflesso del tutto. Cioè
l'operazione di estroflessione della pulsione di morte è
strutturalmente difettosa. Lacan dirà che l'azione del Simbolico
sul Reale è strutturalmente difettosa, perché non
tutto il reale potrà essere negativizzato dal simbolo, ma
ci sarà un pezzo di Reale che residuerà al di fuori
del Simbolico. Vediamo come Freud anticipa queste idee che sono
dell'ultimo Lacan. Il primo Lacan affermava che solo in alcuni soggetti
appariva nella sua funzione distruttiva questo resto non simbolizzato,
intendendo soggetti psicotici che non hanno la chiave del Nome del
Padre per simbolizzare il godimento, è la teoria della forclusione.
Ma l'ultimo Lacan dirà che tutti gli esseri umani sono accomunati
dal fatto che devono affrontare un Reale del godimento che non è
simbolizzato. Che è quello che scrive qui Freud: tutti gli
esseri umani sono in rapporto a questo resto di godimento, a questo
resto distruttivo della pulsione di morte che non viene estroflesso
tutti
gli esseri umani, psicotici e nevrotici. Potremmo dire che anche
il complesso di Edipo è un modo per estroflettere la pulsione
di morte, per legare la pulsione di morte, in Freud. Ma è
la soluzione nevrotica della pulsione di morte, non è l'unica.
Dunque una parte dell'energia distruttiva non viene estroflessa,
una quota rimane ed agisce internamente al soggetto, spingendolo
a ricercare il godimento nel male, che è il vero problema
del soggetto. Qual è l'importanza clinica di questo passaggio?
Cosa vuole dire clinicamente che non tutta la pulsione di morte
viene estroflessa? Vuole dire che il soggetto gode del suo sintomo
e che è vincolato al godimento del suo sintomo. E ancora
che il concetto di trauma è preparato da questa concettualizzazione
di Freud. In fondo che cos'è il trauma? Il trauma è
l'incontro esattamente con questo resto, all'esterno, cioè
l'incontro con un Reale non simbolizzabile e che buca l'ordine Simbolico,
ed il soggetto rimane senza parole per nominare quello che ha visto,
che gli è accaduto. Tutta la teoria clinica del trauma si
basa su questo principio: i due grandi punti che fanno trauma per
un soggetto sono il punto della morte ed il punto del sesso. Il
trauma sessuale ed il trauma legato all'incontro con la morte; che
sono, il sesso e la morte, il Reale che non è simbolizzabile.
Quindi a fare trauma è l'incontro all'esterno di questo stesso
resto che abita il soggetto. Anche nella fine dell'analisi questo
resto ha un posto cruciale. Quando finiscono le analisi cosa succede
di questo resto? cosa ne facciamo? È quello che il Dott.
Di Ciaccia chiamava l'incontro con lo zoccolo duro sotto le identificazioni
che l'analisi sfoglia e che è il nostro essere sicut palea,
oggetti scarto. Dunque capite come un'analisi non può essere
un'abreazione. L'abreazione era l'idea ingenua di Freud che tutto
si può estroflettere e che tutto si può dire, e che
l'analisi serve per vuotare il sacco, come la catarsi aristotelica.
Mentre poi Freud qui dice: no! non tutto si estroflette! c'è
un nocciolo che rimane come un'alterità che abita strutturalmente
il soggetto.
Dott. Mugnani:
Torniamo al testo di Freud. Innanzitutto, per completare il ragionamento
iniziato e poterlo schematizzare in forma grafica, riprendo le parole
con cui Freud definisce il masochsimo "secondario": "in
determinate circostanze il sadismo [
] può nuovamente
essere introiettato, diretto verso l'interno, regredendo in tal
modo alla sua situazione precedente. Esso da luogo allora al masochismo
secondario" .
Adesso che abbiamo
una visione d'insieme sull'origine e sulle conseguenze cliniche
del masochismo erogeno, possiamo dedicare la nostra attenzione alle
questioni che Freud si pone a margine della nuova concezione appena
illustrata. Le novità teoriche presentate in questo articolo,
se da un lato vanno a completare la rielaborazione concettuale iniziata
con Al di là del principio di piacere, alla luce della nuova
teoria pulsionale, dall'altro rilanciano a loro volta la necessità
di numerose nuove ipotesi che possano spiegare i meccanismi qui
postulati. Più semplicemente, in questo articolo Freud più
e più volte ammette la sua ignoranza circa determinati eventi
psichici, ammette cioè di non possedere ancora le conoscenze
minime per formulare delle ipotesi verosimili su questi, pur ripromettendosi
di puntare in futuro la sua ricerca in queste direzioni. Freud usa
queste parole: "Non abbiamo alcuna conoscenza fisiologica delle
vie e dei mezzi con cui può effettuarsi questo imbrigliamento
della pulsione di morte ad opera della libido [
] Possiamo
soltanto supporre che si verifichi un impasto [
] delle due
specie di pulsioni". Vediamo quindi come qui Freud ponga le
fondamenta di un lavoro di ricerca che lo impegnerà per 15
anni, fino agli ultimi scritti immediatamente precedenti la sua
morte, inerenti proprio questi nuovi termini: "imbrigliamento"
della pulsione di morte (di cui tratterà in Analisi terminabile
e interminabile nel 1937); "impasto e disimpasto" pulsionale,
ed il "ritmo" di cui si è detto in precedenza.
Siano al punto in cui si conclude la dissertazione sul masochismo
erogeno, illustrando il collegamento tra il masochismo suddetto
e le fasi evolutive della libido, dalle quali deriva le sue manifestazioni
(reperibili clinicamente nelle fantasie masochiste), che per brevità
riassumo schematicamente.
(fantasma)
· Organizzazione orale --> essere divorato dall'animale
totemico (padre)
· Organizzazione sadico-anale --> essere percosso dal
padre
· Organizzazione fallica -->à evirazione
· Organizzazione genitale --> subire coito / partorire
Ha inizio qui
la terza ed ultima parte dell'articolo in esame, riguardante la
terza forma del masochismo proposta da Freud, quella così
detta "morale", ma soprattutto quella che Freud in apertura
ha indicato essere, da un pinto di vista clinico, la più
importante. Freud Esordisce nella sua nuova esposizione riprendendo
un'osservazione su cui ci siamo già soffermati, ovvero che
al contrario delle altre sofferenze masochiste, quelle "morali"
non sottostanno alla condizione di dover provenire (di dover essere
inferte) da una persona amata, ma "ciò che conta è
la sofferenza in sé, che sia imposta da una persona amata
o indifferente, è una circostanza che non ha alcun rilievo"
. Da questo Freud può dedurne che il suo legame con la sessualità
pare essere meno saldo. Eppure la prospettiva di spiegare questo
comportamento senza chiamare in causa la libido, limitandosi ad
imputare ogni responsabilità all'azione della pulsione di
morte, slegata dalla sessualità, non convince Freud. La frequenza
tra i suoi pazienti di manifestazioni di questa specie, induce Freud
a riportare ed esaminare alcuni esempi clinici, quali la reazione
terapeutica negativa, il tornaconto secondario della malattia, e
se vogliamo la resistenza in genere: questi lo costringono ad attribuire
ai pazienti un "inconscio senso di colpa" .
Più precisamente, Freud decide di utilizzare una terminologia
che rimanga fedele ai fatti osservabili, avvalendosi del concetto
di "bisogno di punizione" . A questo punto Freud si concede
una digressione nella quale riprende delle tematiche già
note ai suoi lettori, precedentemente esposte in L'Io e l'Es e che
in questa sede servono come premesse logiche per avvicinarsi alle
conclusioni che presenterà nelle ultime pagine dell'articolo.
Possiamo riassumere molto brevemente tale digressione, condensandola
in pochi punti (e rimandando, per il ragionamento esteso che meriterebbe,
al testo suddetto ed a Totem e tabù):
· La
coscienza della colpa è espressione di una tensione tra Io
e Super-Io.
· Il Super-Io è sorto per introiezione nell'Io dei
primi oggetti degli impulsi libidici dell'Es: i due genitori (di
cui conserva il potere, la severità , la tendenza a punire).
· Il tramonto (superamento) del complesso edipico comporta
la desessualizzazione del rapporto con i genitori.
· Il Super-Io sostituisce il complesso edipico (come modello-ideale
a cui conformarsi)
· In tal modo il complesso edipico è la fonte dell'eticità,
della moralità individuale.
Per meglio comprendere
come e perché il superamento del complesso edipico comporti
una desessualizzazione delle figure genitoriali possiamo avvalerci
dell'articolo di Freud Il tramonto del complesso edipico. Dopo aver
spiegato come il Super-Io si sia assunto l'ambizioso ruolo di modello-ideale
a cui l'Io deve conformarsi (onde evitare la sensazione di "angoscia
morale"), Freud può riprendere la trattazione sul masochismo
morale, introducendo un'importante distinzione terminologica e clinica
tra due manifestazioni che appaiono simili all'osservazione fenomenologica,
ma differenti nei meccanismi dinamici che le causano. Freud distingue
la "prosecuzione inconscia della moralità" (o morale
inconscia), che è causata "dall'aumentato sadismo con
cui il Super-Io infierisce sull'Io" , dal vero e proprio "masochismo
morale", causato dal "masochismo proprio dell'Io che vuole
essere punito sia dal Super-Io sia dai poteri parentali esterni"
. Schematizzo le due forme, per maggiore chiarezza:
· Prosecuzione
inconscia della moralità (morale inconscia)
Aumentato sadismo
del Super-Io nei confronti dell'Io
· Masochismo morale
Masochismo dell'Io
(che vuole essere punito)
Bisogno di punizione dell'Io
La differenza fondamentale che a Freud preme farci osservare, oltre
a quella sui meccanismi dinamici appena considerati, riguarda la
consapevolezza o meno del soggetto circa le cause dei suoi comportamenti
masochistici. In sostanza, come scrive: "il sadismo del Super-Io
diventa perlopiù vivacemente cosciente, mentre invece di
regola la tendenza masochistica dell'Io rimane ignota al soggetto"
. Questa mancata consapevolezza del proprio bisogno di punizione
mette in moto nella mente di Freud una veloce sequenza di associazioni
che occupano la parte centrale di pagina 15, e che lo portano all'affermazione
della nuova conclusione: che "attraverso il masochismo morale,
la moralità (che era sorta come conseguenza della desessualizzazione
del complesso edipico) torna ad essere sessualizzata, il complesso
edipico è riattivato" . In sostanza ci troviamo di fronte
ad una regressione dalla moralità al complesso edipico.
Ma andiamo per gradi. I passaggi non sono poi così semplici
e necessitano di un avvicinamento progressivo. Faccio perciò
un passo indietro e riesamino il ragionamento di Freud.
Do per scontata la conoscenza del complesso edipico nelle sue numerose
sfaccettature. E do per scontato anche il modo con cui il tramonto
del complesso edipico, attraverso la desessualizzazione delle figure
genitoriali diventi la fonte della moralità. Qui si affaccia
la novità proposta da Freud, quando afferma che la ri-sessualizzazione
della morale comporta una regressione dalla stessa al complesso
edipico a cui era subentrata. Ovvero siamo davanti ad una regressione
ad una fase pre-genitale, pre-etica del desiderio, come è
quella edipica, in cui il desiderio stesso è contrapposto
alla legge introdotta dal padre. In termini lacaniani possiamo dire
che se l'etica è l'unione di legge e desiderio (come propone
l'ideale dell'Io offerto dal padre al momento dell'uscita dall'Edipo),
viceversa il masochismo morale è la manifestazione dell'imporsi
di una legge assoluta e senza desiderio, che esclude il desiderio.
Quando Freud fa riferimento ad una ri-sessualizzazione della morale
intende inoltre dirci che il soggetto masochista riesce a pulsionalizzare
la rinuncia pulsionale che la legge impone. Riesce a trasformare
la rinuncia pulsionale, che sarebbe di per sé un meno di
godimento, in un più di godimento, in quanto si identifica
alla legge attraverso un investimento libidico sulla legge stessa,
un investimento libidico sulla rinuncia pulsionale come nuova e
paradossale meta pulsionale. In questo modo il soggetto, identificato
alla legge, nel sottomettersi masochisticamente ad essa, ne trae
un godimento narcisistico.
Schematicamente possiamo dire che se:
Io = Legge à
Legge forte (assoluta) = Io forte
(identificazione alla legge) (godimento narcisistico)
Investimento
libidico sulla Rinuncia pulsionale = godimento libidico
L'articolo preso in esame volge al termine, ma è proprio
in sede di conclusione che Freud introduce il tema della Civiltà
e della rinuncia pulsionale che essa impone agli esseri umani. L'osservazione
da cui parte Freud è che "Il sadismo viene regolarmente
diretto contro la propria persona nel caso della repressione delle
pulsioni ad opera della civiltà, la quale fa si che il soggetto
di astenga dall'esplicare nella vita gran parte delle sue componenti
pulsionali distruttive" . L'enunciato non lascia spazio a nessuna
possibilità di fraintendimento
Freud ha esplicitamente
detto (e lo ripete di seguito) che "si può supporre
che questa parte raffrenata della pulsione distruttiva compaia nell'Io
sotto forma di un'intensificazione del masochismo" ; e rincara
la dose poche righe più oltre, terminando: "solo così
si può capire come la repressione di una pulsione determini
un sentimento di colpa, e come la coscienza morale diventi tanto
più severa [
] quanto più il soggetto si astiene
dall'aggredire altre persone" . È evidente il contenuto
amaro, tragico dell'idea proposta da Freud: ovvero che la civiltà
si regge su una repressione delle pulsioni, e che per ottenere una
diminuzione del sadismo (garantendo l'autoconservazione della società
ed il mantenimento dell'ordine), provoca per contro un aumento del
masochismo. In altre parole l'autodistruzione del singolo (con cui
si manifesta il masochismo) funge da valvola di sfogo del sadismo
che non ha potuto esplicitarsi per la repressione operata dalla
civiltà. Cioè per evitare l'estroflessione nella società,
attraverso il sadismo, della pulsione di morte del singolo, si fa
si che questa si volga nuovamente sul soggetto come masochismo (secondario).
Con queste osservazioni Freud anticipa quindi le tematiche che tratterà
pochi anni dopo ne Il disagio della civiltà. Alla luce dei
passaggi logici ora esposti, Freud può concludere inoltre,
proponendo un'inversione nella cronologia d'innesco tra l'esigenza
etica e la rinuncia pulsionale, che, contrariamente a quanto comunemente
si pensasse allora (cioè che l'esigenza etica fosse l'elemento
originario nel soggetto e la rinuncia pulsionale una sua conseguenza),
"la prima rinuncia pulsionale è stata imposta da forze
esterne, essa sola ha potuto creare il senso etico che trova espressione
nella coscienza morale, ed esige una rinuncia pulsionale ulteriore"
.
Questo postulato, oltre ad aggiungersi alle numerose critiche che
l'ateismo freudiano aveva già diretto contro le precedenti
concezioni teologiche, sancisce anche il primato dell'Altro, qui
inteso come programma della Civiltà che impone la "prima"
rinuncia pulsionale.
L'articolo a questo punto ha esaurito i suoi numerosi argomenti,
e Freud lo conclude, come sua abitudine frequente, con una frase
ad effetto che condensa la portata scandalosa dell'idea che abbiamo
visto essere alla base del testo: "perfino l'autodistruzione
della persona non può compiersi senza soddisfacimento libidico"
.
Torna all'elenco
dei testi on-line
|