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CUTTER
E AUTOMUTILAZIONE
(tagli autoindotti sul corpo e autolesionismo)
L'Automutilazione nella storia
[a cura di Giogio Buccioni e M.Mugnani]
La modificazione del corpo è sempre stato un comportamento
molto diffuso in tutte le culture e per molte delle stesse ragioni
attuali: per rendersi sessualmente più desiderabili, per
ottenere l'ascolto e il favore degli dei, per segnare lo status
di appartenenza sociale, per tenere lontani male e malattia. I primi
tatuaggi di cui si hanno informazioni sono stati scoperti in un
uomo dell'età del bronzo (4000 anni fa). Risalgono a tremila
anni fa le mummie dell'antico Egitto
ritrovate oltre che con tatuaggi e piercing all'ombelico (usato
come segno di regalità) anche con cicatrici legati probabilmente
a significati sessuali o religiosi. Il piercing ai capezzoli, il
così detto Nipples, pare fosse diffuso già tra i centurioni
romani come segno di virilità
e coraggio. I sacerdoti Aztechi del
1400 si foravano le labbra e le guance, si tagliavano la lingua,
versavano il proprio sangue e talvolta si eviravano per onorare
gli dei. I Maya modificavano il loro
corpo prevalentemente per un motivo sociale legato all'ideale estetico
della loro cultura. Uomini e donne si tatuavano completamente il
corpo, foravano le orecchie, le labbra, il naso, l'ombelico, la
lingua e i genitali. Affilavano i denti e vi incastonavano pietre
preziose. Addirittura la fronte dei bambini veniva rimodellata con
stampi di legno così come gli occhi venivano resi strabici
(parametro di bellezza) appendendo una pallina in mezzo alla fronte.
Per più di mille anni anche i cinesi
praticarono l'appiattimento del cranio e il doloroso bendaggio dei
piedi delle donne (automutilazione feticistica):
tale procedura aveva lo scopo di rompere le ossa per far si che
il piede assumesse la forma di un fiore di loto ricurvo. A tale
procedura erano costrette tutte le donne aristocratiche verso i
sei anni. Il piede di loto fu il simbolo massimo della bellezza
e dell'erotismo, fino al 1930, anno in cui venne dichiarato illegale.
Il tatuaggio venne esportato in occidente dal capitano James Cook
e dai suoi compagni d'esplorazione. Il tatuaggio in primis divenne
una moda fra i marinai che avevano visto e documentato le elaboratissime
decorazioni dei popoli della Polinesia del 1700. I Maori
considerano il tatuaggio l'equivalente della firma e talvolta firmano
documenti legali ricopiando i disegni che portano sul volto. Il
tatuaggio giapponese irezumi era un'arte
così raffinata che alcune pelli umane sulle quali è
stato praticato sono esposte nei musei. Veniva pagato il tatuato
in vita affinché poi la pelle venisse recuperata dopo la
morte. Il piercing dei capezzoli e dei genitali era molto in voga
fra i nobili inglesi di epoca vittoriana. Famoso ancora oggi è
il Prince Albet, consistente nell'applicazione di un anello nell'uretra
e nel prepuzio. Il nome deriva dal consorte della regina Vittoria,
che si fece paricare questo tipo di piercing. Oltre alla circoncisone
maschile citata poc'anzi esiste quella femminile consistente nella
rimozione del clitoride e dei tessuti circostanti. Ancor più
brutale è l'infibulazione, ovvero
la sutura della vagina. Tale pratica, ancora oggi diffusa in africa
e nel mondo arabo, ha lo scopo di assicurare la verginità
fino al matrimonio, quando il marito ha il diritto di riaprire la
vagina della moglie durante la prima notte. La circoncisione del
clitoride lede la sessualità femminile togliendole la possibilità
del godimento. Nell'america degli anni settanta, quando la decorazione
del corpo cominciò ad essere considerata una forma d'arte,
i tatuatori svelarono le loro tecniche in manifestazioni pubbliche
e riviste.

Cutter, personaggi famosi
e artisti
Ci pensarono poi le rockstar e le modelle a rendere
i tatuaggi sexy e alla moda. Fra le prime cantanti Cher;
per la moda la portabandiera del piercing fu Naomi
Campbell in una passerella londinese. I grandi orecchini
degli hippie di tutto il mondo si trasformarono negli anni ottanta
in piercing multipli sul padiglione auricolare. Il Body piercing
si impose fortemente nella popolazione giovanile con il movimento
dei punk inglesi agli inizi del 1980. Presto il body piercing si
diffuse anche il altre culture fra le quali quelle legate al sadomasochismo
e al panorama gay mondiale. Tappa fondamentale è quella del
1989, anno nel quale esce il libro di Fakir
Musafar, un pubblicitario poi divenuto maestro della body
art. "Modern Primirives",
questo il nome de testo, descrive la ricerca dell'illuminazione
spirituale che Musafar ha compiuto nel corso della sua vita attraverso
il dominio della carne che egli promuoveva con ogni sistema noto
all'uomo, arrivando a sospendersi con degli uncini conficcati nei
muscoli del petto per ricreare le cerimonie O-Kee-Pa e della Danza
del Sole tipiche dei nativi americani rese celebri nel film Un uomo
chiamato cavallo. Nel libro Musafar sostiene di avere avuto un'esperienza
trascendente di pre-morte mentre compiva questo rituale. Già
da ragazzo Musafar faceva esperimenti sul corpo nella cantina dei
suoi genitori e a tredici anni si praticò un piercing al
pene. Da allora si è tagliato, bruciato, forato, tatuato.
Si è stirato il collo, allungato il pene appendendovi pesi
da un chilo e mezzo, si è stretto la vita in corsetti che
rompevano le ossa, si è disteso su letti di chiodi, si è
flagellato, si è cucito insieme parti del corpo, si è
sottoposto ad elettroshock. In un'occasione, per ripetere un antico
rituale indù, si è attaccato al petto novanti bastoni
d'acciaio (i quali complessivamente pesavano trenta chili) danzando
fino a raggiungere uno stato di estasi. Oggi gestisce gli unici
corsi di addestramento per piercing e branding che abbiano ottenuto
la licenza dello Stato. Secondo Musafar la modificazione del corpo
è un modo per togliere lo stesso alla mercè di Dio,
dei genitori, del governo, della chiesa, dei medici (dell'Altro
sociale in genere), cioè di tutti coloro che nella società
occidentale rappresentano il potere. Musafar è convinto di
decidere totalmente del proprio corpo, le sua azioni non sarebbero
masochistiche ma ricercatrici di uno stato di grazia, un sorta di
buddismo applicato alla corporalità per raggiunger il nirvana,
ovvero la non dipendenza totale, la mancanza di bisogni. Ovviamente
una lettura psicodinamica di questo testo e delle idee in esso contenute
porta ad un'altra chiave di lettura delle parole appena riportate.
Anche i giochi di sangue o sport di sangue, sono forme sessualizzate
di mutilazione in cui i partner si tagliano e si praticano il piercing
l'un l'altro per eccitarsi. Tra le testimonianze c'è quella
del video Bloodbath ripreso da Charles Gatwood,
fotografo specializzato nella documentazione delle mode estreme.
Nel filmato un uomo e una donna si estraggono sangue con siringhe,
lo schizzano sul corpo del compagno e poi lo leccano. In un altro
video di Gatewood, True Blood, una donna si ferisce con alcuni bisturi,
si avvolge del filo spinato ai polsi e beve il sangue che fuoriesce.
Nel 1993 nella rivista allegata al New York Times, appariva l'artista
Matuschka a seno nudo con una cicatrice
di una mastectomia, il titolo era "non potete più guardare
altrove". Ron Athey, un attore
sieropositivo, si taglia, pratica piercing e si punge con siringhe
ipodermiche davanti al pubblico, in una esibizione incise con un
bisturi dei disegni sulla schiena di un altro uomo, ne impresse
la copia su salviette e le appese su una corda come fosse bucato.
In un'altra esibizione si infilò degli aculei nella fronte
come per fare una corona di spine. Bob Flanagan,
scrittore, comico e attore supermasochista, come si definisce egli
stesso, testimonia la sua filosofia perversa nel documentario del
1997 "Sjck:The Life and Times of Bob Flanagan, Supermasochist".
Flanagan si torturò in privato fino a quando incontrò
la sua compagna alla quale egli volle sottomettersi completamente.
Frustate, marchi incandescenti, bagni nell'acqua gelata, la sutura
della labbra, aghi infilati nel pene. In uno show, Flanagan si inchiodò
lo scroto a un tavolo . In una poesia spiega perché egli
motiva i suoi gesti:
Perché i miei genitori mi amavano anche di più quando
stavo male; perché sono nato in un mondo di sofferenza; perché
arrendersi è dolce; perché ne sono attratto; perché
ne dipendo; perché le endorfine nel cervello sono una specie
di eroina naturale; perché ho imparato a prendere la mia
medicina; perché ero un bravo bambino quando la prendevo;
perché riesco a sopportare tutto questo come un uomo (
)
perché niente si ottiene senza dolore (
) perché
si fa sempre soffrire chi si ama. La donna più famosa che
ha sofferto di automutilazione è stata la principessa
Diana che nel 1995 rivelò che soffriva di cutter e
di bulimia. La testimonianza ufficiale riguarda un'intervista alla
BBC. Dopo quell'incontro i suoi disagi vennero espletati ancor più
precisamente nelle sue numerose biografie. In "Diana: la sua
vera storia", a cura del giornalista Andrew Morton, ella racconta
di come si gettò varie volte contro un armadio a vetri a
Kensington Palace, di come si squarciò i polsi con una lametta
e di come si tagliò con il bordo seghettato di un coltello
per limoni. Dopo un litigio con Carlo, si ferì al petto e
alle cosce. Durante una lite con il marito su di un aereo, ella
si chiuse nella toilette e si fece dei tagli profondi sulle braccia,
poi cominciò a spalmare il sangue sui sedili dell'aereo.
In un'occasione si gettò dalle scale.
Johnny Depp, nell'avambraccio ha otto
cicatrici che si è fatto per ricordare i momenti importanti
della sua vita, egli disse "In un certo senso il mio corpo
è un diario". Marilyn Manson
la Rock star più famosa del mondo ha sul corpo oltre 400
cicatrici. Se le è fatte durante i suoi concerti e durante
i suoi video . I suoi Fan estremi sono soliti incidere sulle parti
del corpo più variegate il nome completo del cantante, la
sigla MM o i simboli dello stesso o degli album. Ma il caso senz'altro
più famoso, nella storia dell'arte, è l'episodio di
automutilazione di Van Gogh. In seguito ad una lite violenta con
l'amico e maestro Gauguin, Van Gogh si tagliò il lobo dell'orecchio
sinistro e poi lo offrì in dono ad una ragazza di una bordello
alla quale si era affezionato. Questo episodio venne interpretato
come un'identificazione psicotica al cerimoniale delle corride,
dove il matador vittorioso taglia l'orecchio al toro abbattuto e
lo offre a una donna.

Cutter psicotico e cutter
nevrotico
Il cutter psicotico è altamente a rischio
perché non ha la cognizione della profondità del taglio
e del rischio medico conseguente all'incisione che si pratica, a
causa dell'assenza di contato con la realtà. Il cutter psicotico
potrebbe tagliarsi spinto da un contenuto delirante o su ordine
di una voce allucinatoria. Un esempio cinematografico di cutter
psicotico è ricavabile dal film "A
Beautiful Mind", nel quale l'attore Russell Crowe interpreta
il matematico psicotico John Nash. Nell'ultima parte del film Nash,
rinchiuso in manicomio, si incide il polso alla ricerca di un codice
radioattivo impiantatogli dai servizi segreti americani (parte del
suo delirio), codice che sarebbe stata la prova da mostrare agli
psichiatri che non gli credevano.

Nei cutter psicotici si possono incontrare episodi
di autolesione maggiore come l'evirazione, l'asportazione di un
occhio, ecc. Nel cutter nevrotico invece è semprre rintracciabile
un godimento masochistico e, in termini freudiani, edipico; è
sempre una forma simbolica e alessitemica (non orale) di comunicazione
di un disagio esistenziale, rivolto ad un potenziale destinatario
esterno (al pari di un disturbo del comportamento alimentare), o
comunque di modalità di scrittura, sul proprio corpo, di
un messaggio atoreferenziale, simbolicamente traducibile. E si tratta
ovviamente di sintomi che provocano un godimento inconscio e che
evidenziano una sorta di "geografia" del corpo, una mappa
geografica, erogena o inibitoria, incisa sul corpo del soggetto.

Tipoligie di cutter
1) Cutter Religioso:
Un individuo che incide sulla propria pelle, simboli e frasari significativi
da un punto di vista religioso. Incidersi ad esempio croci, stelle
di david, croci rovesciate, ecc. Nei cutter religiosi consideriamo
anche i membri delle sette sataniche i quali appunto praticano l'automutilazione
come patto di sangue con il diavolo.

esempio di cutter religioso (tagli e bruciature
con simbologie religiose)
2) Cutter Emulativo:
Un individuo che si incide nomi e simboli sulla pelle per emulazione
di un idolo, di solito rock star sataniche.

Marylin Manson, fotomontaggio pubblicitario

Fun di Marilyn Manson con cutter emulativo
3) Cutter sessuale: Un individuo che
incide la pelle circostante le proprie zone sessuali: genitali,
seno, glutei. Una forma di autolesionismo sessuale nel quale predomina
la componete sessuale è il bondage, comportamento sadico-masochistico
consistente nell'avere rapporti sessuali facendosi male e/o facendo
male. Ottimo circa l'argomento è il film "8
millimetri" con Nicholas Cage. Un viaggio investigativo
all'interno della perversione sessuale, della violenza legata al
sesso. Nel film sono contenute immagini molto forti di mutilazioni
inflittesi o inflitte per aumentare l'eccitazione sessuale.

4) Cutter compulsivo:
Un individuo che si incide zone casuali a seconda della situazione
e della possibilità con una modalità irrefrenabile,
appunto compulsiva. Tale spinta è equiparabile alla spinta
compulsiva dell'abbuffata bulimica. E' evidente che il cutter compulsivo
può essere presente sovrapposto a forme di cutter emulativi,
religiosi e sessuali.

Altri esempi di cutter al
cinema
The Wall, 1982, dall'omonimo
album dei Pink Floyd, regia di Alan Parker
Il protagonista Pink passa dal farsi la barba al "farsi"
tutti i peli del corpo compresi quelli del petto e quelli sopra
gli occhi. Le ferite che si provoca nel taglio delle sopracciglia
sono molto profonde e provocano la fuoriuscita di molto sangue.
The Cell, 2000, regia
di Tarsem.
Un serial-killer si appende a dei ganci attaccati a degli anelli
conficcati nella schiena. Poi, così appeso sopra la sua vittima
appena deceduta, e in preda al dolore provocatogli dalla lesione
della pelle, si masturbava in un mix perverso di dolore e godimento.
Attrazione fatale,
1987, regia di Adrian Lyne
Nella scena finale, in attesa di tentare di uccidere la moglie del
suo amante, Glenn Close si procura un vistoso e profondo taglio
alla coscia con lo stesso coltello che vorrebbe usare come arma.
Fight Club, 1999,
regia di David Fincher
Il protagonista Edwared Norton si procura una bruciatura chimica
alla mano, e in una delle ultime scene si spara sulla guancia, tentando
di uccidere la sua allucinazione, il suo alter ego Brad Pitt, e
di poconseguenza la sua allucinazione psicotica.
La Pianista, 2001,
regia di Michael Haneke
La protagonista si siede nella vasca da bagno, attrezzata di lametta
e specchietto. Con fare chirurgico, si incide la zona pubica procurandosi
tagli e sangue, provocandosi una forma masochistica di godimento.
Nell'ultima scena del film, si incide il petto con un coltello.
Thirteen - 13 anni,
2003, regia di Catherine Hardwicke
Tracy, senza padre e costretta a vederlo rimpiazzato come uomo nel
letto materno da un altro uomo, vive in questo scorcio di vita tutta
la difficoltà di ricostruzione dell'immagine corporea che
è propria dell'adolescenza. La ragazza sperimenta dei sintomi
fra i quali l'anoressia e l'autolesionismo. In due sequenze del
film si chiude in bagno e con forbici e lamette si taglia superficialmente
polsi e avambracci.

Psicoanalisi e pelle
Barrie B. Biven nel 1982 fece un'utile recensione
delle pubblicazioni psicoanalitiche sulla pelle (the role of skin
in normal and abnormal development). L'autore che nel campo della
psicoanalisi ha maggiormente studiato il concetto di pelle, sia
corporea che psichica, è Didier Anzieu,
l'autore francese autore del famoso "L'Io-pelle" (Le Moi-peau).
In questo testo sono formulate osservazione e teorie che oggi si
rivelano utilissime nello studio del fenomeno cutter:
1) Al bambino piccolo, la bocca serve tanto per toccare gli oggetti
quanto per assorbire il nutrimento, creando confusione e identità
tra nutrimento e oggetto esterno, oggetto d'amore. Il desiderio
di essere incorporato (o re-incorporato nel corpo della madre) è
parallelo al desiderio di incorporazione orale della nutrizione.
3) Il grattarsi è una delle forme arcaiche di ritorsione
dell'aggressività sul proprio corpo.
4) Le mutilazioni della pelle possono rappresentare in soggetti
psicotici dei tentativi drammatici di conservazione dei limiti del
corpo e dell'Io, di ristabilire la sensazione di essere intatti
e uniti. L'automutilazione e il cutter possono essere in questi
casi un collagene antipsicotico.
Inoltre a partire dalla osservazioni di Anzieu è possibile
oggi aggiungere che:
- la madre è la prima pelle del neonato
- I messaggi emessi spontaneamente dalla pelle sono intenzionalmente
manipolati o rovesciati dai cosmetici, dall'abbronzatura, il trucco,
i bagni, la chirurgia estetica: lo specchio si fa opaco.
La pelle e l'arte
L'artitsta viennese Rudolf Schwarzhogler
(1940- 1969), percepiva e usava il proprio corpo come oggetto della
propria arte. La storia di Schwarzhogler è decisamente rilevante
considerando il nostro oggetto di studio: Rudolf Schwarzkogler nasce
a Vienna nel 1940, dove muore, suicida, nel 1969, dopo una crisi
depressiva sviluppatasi durante una drastica dieta dimagrante. Sulla
sua vita e sulla sua morte, nel corso degli anni, si sono succedute
varie versioni, alcuni lo vogliono suicida in un'azione di autocastrazione,
altri parlano della sua morte in conseguenza ad una performance
in cui si "toglie" la pelle in pubblico lembo a lembo.
L'arte era per Schwarzkogler un "purgatorio dei sensi e una
cura disintossicante" e permetteva lui una "rigenerazione
delle capacità interiori". Nelle sue azioni si inflisse
ferite e mutilazioni. Venne fotografato ricoperto di garze realizzando
in tal modo un impianto fortemente simbolico verso una società
muta e sorda nei confronti dell'individuo.
Altre fonti artistiche circa l'automutilazione della pelle, sono
ritrovabili in Van Der Spieghel (1578-1625),
il quale dipinge personaggi che si staccano la pelle dal corpo.
Come fu evidenziato dal padre della psicoanalisi S.Freud, nei primi
del novecento ciò che nei discorsi individuali e nelle rappresentazioni
collettive veniva rimosso era il sesso, e la psicoanalisi dei tempi
di Freud contribuì molto a ridurre il peso di questo tabù
sessuale, ma in seguito, per tutto il terzo quarto del ventesimo
secolo, il grande assente, misconosciuto, negato tanto nell'insegnamento
quanto nella vita quotidiana è stato, e in gran parte rimane,
il corpo. Il corpo come dimensione vitale della realtà umana,
come dato globale pre-sessuale, come ciò su cui tutte le
funzioni psichiche trovano il loro appoggio. Il concetto di corporalità
è tornato alla luce negli studi psicoanalitici grazie alla
teoria di Anzieu. Secondo Anzieu l'instaurazione dell'identità
Io=pelle risponde al bisogno di un involucro narcisistico e assicura
all'apparato psichico la certezza e la costanza di un benessere
di base. Con la nozione di Io-pelle Anzieu designa una rappresentazione
di cui si serve l'Io del bambino durante le fasi dello sviluppo
per rappresentarsi se stesso come Io che contiene i contenuti psichici
a partire dalla propria esperienza della superficie del corpo. Ciò
corrisponderebbe al momento in cui l'Io psichico si differenzia
dall'Io corporeo sul piano operativo e resta confuso con esso sul
piano figurativo. A corroborare tale tesi, Anzieu nomina Tausk,
uno dei primi discepoli di Freud, oggi purtroppo dimenticato da
molti. Secondo Victor Tausk (nella
sua complessa ma modernissima teoria della sindrome della macchina
influenzatrice), l'Io corporeo, distinto da quello psichico, non
viene più riconosciuto come proprio dal soggetto e le sensazioni
cutanee e sessuali vengono attribuite al meccanismo di una macchina
influenzatrice comandata da un seduttore-persecutore esterno (altro
sociale). Secondo Anzieu ogni attività psichica si poggia
su una funzione biologica, in tal senso l'Io-pelle trova il proprio
appoggio sulle diverse funzioni della pelle: la pelle è il
sacco che contiene e trattiene all'interno il buono ed il pieno
che l'allattamento, le cure, il bagno di parole vi hanno accumulato.
Essa è la superficie di separazione che segna il limite con
il fuori e lo mantiene all'esterno, è la barriera che protegge
dalla penetrazione le avidità e le aggressioni altrui, siano
essi esseri o oggetti. In sostanza la pelle
è il prototipo biologico dei meccanismi di difesa.
Da tale origine epidermica e propriocettiva, L'Io eredita la doppia
possibilità di stabilire delle barriere, i meccanismi di
difesa, e di filtrare gli scambi , con l'Es, il Super-Io e il mondo
esterno.

Note sul masochismo
Il termine masochismo
compare per la prima volta nei manuali ottocenteschi di psichiatria
di Krafft-Ebing, che volle categorizzare le psicopatologie dell'epoca
assegnandogli anche nomi di autori che avevano descritto in letteratura
tali fenomeni. La parola masochismo infatti deve il nome allo scrittore
austriaco Leopold Von Sacher Masoch (1836-1895) che descrisse nei
suoi romanzi autobiografici un atteggiamento di sottomissione maschile
alla donna amata, con ricerca di sofferenza ed umiliazione come
mezzi per il raggiungimento di un proprio piacere erotico. Il masochismo
designa infatti, come noto, la perversione sessuale nella quale
il soggetto trae godimento dalla sofferenza che riceve da altri
o da se stesso (nella seconda condizione si può usare il
termine di autolesionismo). Nel suo romanzo più celebre (Venere
in Pelliccia), Sacher Masoch descrive la sua patologia che lo portava
a cercare, attraverso delle inserzioni sui giornali, delle donne
che fossero disposte a provocargli dolore fisico e morale. Nei contratti
che stipulava con le donne che rispondevano alla sua originale richiesta,
era lecita qualunque pratica violenta ai suoi danni, ed era posta
una sola condizione: che durante tali atti queste donne indossassero
una pelliccia che richiamava in lui alla memoria l'immagine, appunto
impellicciata, di una zia che per prima l'aveva costretto a subire
nell'infanzia dei trattamenti sadici. In Masoch si era sviluppata
una fissazione a questo ricordo infantile, che lo costringeva coattivamente
a ripetere situazioni simili, in quanto erano le uniche in grado
di procurargli piacere. Bene inteso che Freud e la sua psicoanalisi
erano ancora prossimi a venire per sublimare una simile coazione
a ripetere.
Anche il termine sadismo è
introdotto da Krafft-Ebing e deve il nome al famoso marchese De
Sade (1740- 1814), scrittore francese la cui opera è dedicata
in larga parte all'algolagnia, cioè all'unione di piacere
e dolore, e più nello specifico alla perversione sessuale
che prende il suo nome in cui il fatto di infliggere ad altri dolore
fisico o morale produce un soddisfacimento della pulsione sessuale.
L'impianto teorico della psicoanalisi freudiana, sebbene sia riduttivo
semplificarla in poche righe, ha proposto l'esistenza di una pulsione
innata di morte che tende all'autodistruzione e al ritorno allo
stato inorganico che precedeva la vita, che si manifesta inizialmente
sotto forma di masochismo (erogeno), e poi, a contatto con il mondo
esterno, si traduce in pulsione di distruzione e appropriazione
(o volontà di potenza, come indicava Nietzsche), prendendo
la forma del sadismo. Per i complessi meccanismi che intrecciano
tali pulsioni alla pulsione sessuale, rendendo masochismo e sadismo
forme di soddisfacimento sessuale, rimando al saggio di commento
al testo di Freud Il problema
economico del masochismo.
È infatti solo attraverso la logica psicoanalitica che possiamo
comprendere perché l'autolesionista gode sessualmente del
dolore che si infligge.

Leggi l'articolo "L'autolesionismo
adolescenziale" pubblicato sulla rivista "Eureka"
(a cura di Matteo Mugnani e Giorgio Buccioni)
apri o scarica l'articolo in
formato .PDF (a pagina 17-18)

Archivio immagini:

esempio di cutter (tagli con simbologie idologiche)

esempio di cutter (tagli e bruciature)

esempio di cutter (tagli e bruciature con simboli tribali)

Bob Flanegan: cucitura della bocca

Fakir Musafar: sospensione con degli uncini conficcati nei muscoli
del petto (come nelle cerimonie indiane ricostruite anche nel film
"Un uomo chiamato cavallo")

fakir Musafar: pesi d'acciaio (30 Kg) appesi su petto e addome

Fakir Musafar: flagellazione e cintura anti-anatomica

fakir Musafar: flagellazione e cintura anti-anatomica

Fakir Musafar: corsetti anti-anatomici

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