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Simbologie
del cibo nella pittura religiosa
L'atto del mangiare ha sempre avuto una funzioni simbolica.
Tanto che al cibo è stata spesso data una forma specifica
con un valore simbolico, come le uova, le colombe pasquali o le
ostie sacre. L'uovo ad esempio è
il simbolo universale del rinnovamento periodico della natura, del
ciclo delle rinascite, e questo simbolismo è stato cristianizzato
identificando l'uovo cosmico con Cristo che risorge. Anche l'ostia
rappresenta simbolicamente la "carne" di Cristo, unendo
sia la forma circolare dell'uovo che la materia del pane, presente
nel rituale dell'ultima cena. Lo stesso pane
ha un valore simbolico che spicca in tutte le rappresentazioni dell'ultima
cena e nelle cene in Emmaus: è il corpo di Cristo. È
il cibo più raffigurato in tutti i pranzi sacri e nella maggior
parte dei pranzi laici. Insieme al pane, è il vino
che costituisce la sostanza eucaristica, è il sangue del
Cristo che è contenuto nelle brocche e nei bicchieri dell'ultima
cena. Anche l'uva nell'arte sacra conserva
lo stesso significato e rinvia al sangue di Cristo; Sant'Agostino
infatti paragona Cristo ad un grappolo d'uva. Nell'arte
profana invece il vino e la vite sono allegorie del Dio Bacco,
signore dell'ebrezza e dell'eccesso. La mela
era già un simbolo importante nella mitologia greca,
era unattributo di Venere e delle tre grazie. Quando è in
mano ad Adamo e Eva è il frutto proibito del paradiso e un
simbolo della caduta dell'uomo. In mano a Gesù Bambino la
mela diventa invece simbolo della sua missione di redenzione. Il
pesce è un antico simbolo del
battesimo; in seguito rappresentò anche la persona del Cristo,
infatti le lettere della parola greca ICTUS venivano lette come
iniziali della parole greche corrispondenti "GESÙ CRISTO
FIGLIO DI DIO SALVATORE". È attributo di Sant'Antonio
da Padova, di San Pietro Apostolo, di San Zeno Vescovo. Pesci compaiono
nella raffigurazione della pesca miracolosa e della moltiplicazione
dei pani e dei pesci. Anche l'acqua
rimanda al significato rituale della fonte battesimale; in senso
biblico indica Dio come sorgente di vita. Infine nel senso cristiano
esso simbolizza lo Spirito Santo.
L'ultima cena
Uno dei temi più ricorrenti nell'arte d'ispirazione religiosa
è quello del cenacolo, l'ultima cena consumata da Gesù
con i suoi discepoli, al termine della quale Giuda tradì
il Messia. Quasi tutti i pittori più celebri hanno affrontato
questo soggetto che unisce l'alimentazione ai concetti del tradimento,
della morte e della fede nella ressurrezione. Dal più noto
affresco di Leonardo (recentemente restaurato) rivisitato in chiave
pop-art da Wharol, alla versione contemporanea di Sassu, fino alla
trasposizione cinematografica di Bunuel.
Leonardo da Vinci - il cenacolo
Andy Wharol - rivisitazione pop del cenacolo di Leonardo
Giotto - cappella degli Scrovegni
Rubens
Bassano
Salvador Dalì
Renato Guttuso
Aligi Sassu (1929)
Bunuel (fotogramma dal film "virdiana")
La natura morta
La pittura greca aveva
sostanzialmente ignorato il tema della natura morta, preferendo
l'immagine dell'uomo. I piatti con le vivande, che troviamo sulle
mense degli eroi nelle scene di banchetto della ceramica corinzia
e attica, esistono, ma sono soltanto funzionali alla scena complessiva,
nella quale il ruolo principale è giocato dall'uomo. Gli
antichi chiamavano le nature morte "xenia", cioè
"doni ospitali": la frutta, le uova, la verdura, i doni
che il padrone di casa offriva ai propri ospiti nelle loro stanze
(un pò come si usa negli alberghi moderni in cui agli ospiti
si serve un cestino di frutta).
Nella pittura Romana
abbiamo invece già molte nature morte: gli affreschi ritrovati
nelle ville di Pompei sono raffigurati infatti fichi, noci, pere,
ciliegie, uva, miele, formaggi, e del latte con i vasi, caggiagione,
pane e vino. Un altro elemento che concorre al formarsi della natura
morta nell'antichità è l'uso di dotare la tomba di
un corredo di oggetti o di cibi per la vita dell'aldilà.
In quest'ambito si scopre che, da un determinato momento, i cibi
(uova, uva, melograni vari), per loro natura deperibili, sono sostituiti
dalle loro rappresentazioni in pittura, in terracotta e forse anche
in legno e in cera.
In epoca più recente, con Caravaggio,
viene definitivamente separato il tema della natura morta da secondi
significati religiosi o filosofici, collocandolo sullo stesso piano
della figura umana. Quando Caravaggio dipinge il suo canestro di
frutta, ha dipinto una cosa che valeva come un Cristo morto, e quindi
ha sciolto questo genere dal significato evidentemente religioso
che sempre aveva avuto la natura morta precedente.
cesto di fichi - natura morta in una villa di Pompei
Caravaggio - canestro di frutta
Berentz
Munari
Gauguin
Manet
Andy Wharol - Campbell's Soup
Leggi anche in: "Anoressia
e bulimia nella storia" (cibo e alimentazione
nella letteratura e storia del digiuno)
Link interessanti con immagini:
http://www.eat-online.net/italian/art_food.htm
(arte e cibo)
http://www.eat-online.net/italian/artistic/last_soup.htm
(l'ultima cena nella pittura)
http://www.eat-online.net/italian/artistic/emmaus_supper.htm
(la cena di emmaus nella pittura)
http://www.eat-online.net/italian/artistic/wedding_at_cana.htm
(nozze di cana nella pittura)
http://www.eat-online.net/italian/artistic/miraculous_fishes.htm
(pesca miracolosa di Gesù)
http://www.eat-online.net/italian/artistic/neapolitan_crib.htm
(cibo nel presepe napoletano)
http://www.eat-online.net/italian/artistic/painters_and_food.htm
(pittori e cibo)
http://www.coquinaria.it/new_index1024.html
(tabù alimentari)
http://www.taccuinistorici.it/newsbrowser.php?news_id=171&news_dove=2
(gli antichi romani e il vino)
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